Sembrava arenata nel pantano dei lavori parlamentari. Invece va avanti la proposta di legge che in campo ambientale toglie ogni competenza sui poligoni e assegna ogni decisione allo Stato. Le esigenze della Difesa arrivano prima di qualunque necessità ambientale: questo il cuore della norma. 

Depositato alla Camera a maggio del 2024 dalla deputata di FdI Paola Maria Chiesa, il testo è rimasto a macerare a lungo. A novembre del 2025 è entrato invece in commissione Difesa. La relatrice aveva spiegato: «La norma attribuisce una importanza prioritaria alle esigenze di difesa e sicurezza nazionale rispetto a disposizioni ambientali adottate da enti territoriali. Queste ultime disposizioni trovano applicazione, infatti, fino a quando esse non ostacolano o compromettono finalità militari ritenute prioritarie». E ancora: si propone «di stabilire che le normative ambientali regionali si applichino alle aree militari», quindi ai poligoni, «solo in modo compatibile con le esigenze di difesa, al fine di prevenire contenziosi e garantire la piena prontezza operativa dello strumento militare». Non solo: si prevede «inoltre l'assimilazione dei siti e delle aree addestrative permanenti ai siti industriali dismessi, ai sensi del decreto legislativo n. 152 del 2006, rafforzando ulteriormente il quadro normativo di tutela della competenza statale». Tradotto: i livelli di contaminazione da sostanze nocive, per parlare di inquinamento, sono innalzati.

La discussione sulla proposta era stata aggiornata a data da destinarsi. Una data che è stata individuata nel recente passato. La commissione si è riunita e, per bocca della deputata proponente, è emersa la posizione della maggioranza che governa il Paese. 

Durante l’incontro il deputato sardo del M5s, Mario Perantoni, ha contestato il blitz: il prosieguo della discussione sulla legge, ha attaccato, «non è  stato preannunciato nel corso dell'ultimo Ufficio di Presidenza della Commissione». Insomma: non c’era preavviso. E vista la delicatezza dell’argomento aveva proposto un ciclo di audizioni. Chiesa ha replicato, spiegando che la sua proposta intercetta «esigenze della Difesa relative ad attività addestrative e logistiche, che sono ben note e che col tempo si sono rese urgenti». E a suo avviso è  «opportuno che la Commissione, per far fronte alle predette esigenze, proceda speditamente nell'esame del provvedimento». C’è fretta, quindi, nel Governo. 

Il presidente della commissione, Antonino Minardo, ha trovato il compromesso: audizioni delle parti interessate sì, ma con un ciclo rapido. 

La proposta di legge che taglia fuori la Sardegna da ogni decisione sui suoi poligoni va avanti a passo spedito. E sotto traccia. 

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