Per la Procura la morte della signora Wilma Angela Carboni rappresenta la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. L'ultimo di una serie di presunti errori medici che documenterebbe l'incapacità del primario Fausto Zamboni di gestire il reparto di chirurgia generale del Brotzu, la cui disorganizzazione sarebbe una sorta di fabbrica di malpractice . La richiesta di misura cautelare con cui il pm Maria Virginia Boi mercoledì ha ottenuto dal Riesame la sospensione del mago dei trapianti dall'attività medico chirurgica ordinaria, poggia le sue fondamenta principalmente su questo pesante assunto.

CINQUE CASI Un atto d'accusa che parte dall'inchiesta sulla morte della 47enne operata due anni fa al Brotzu per un'occlusione intestinale, ma che si allarga poi ad altri quattro casi di presunta malasanità registrati nel reparto di chirurgia diretto da Zamboni, uno dei quali è già a processo, uno in incidente probatorio e due in chiusura indagini. La Procura ha insomma monitorato quanto accaduto in Chirurgia a partire dal 2003, concludendo che Zamboni non sarebbe in grado di far funzionare il reparto in modo adeguato.

SOLO TRAPIANTI Al che verrebbe da pensare che sia questa la ragione per cui la misura interdittiva - che resta inefficace in attesa della pronuncia della Cassazione - non sia stata estesa anche all'attività specialistica dei trapianti, nella quale Zamboni è considerato un mago. Che dietro ci sia insomma il ragionamento secondo cui, pur essendo un chirurgo coi fiocchi, sia solamente incapace di gestire una struttura complessa come un reparto ospedaliero, al punto che è necessario sospenderlo. Invece nella sua ricostruzione il pm afferma anche altro: si dice cioè convinto di ciò che ieri il legale del primario, l'avvocato Patrizio Rovelli, sottolineava come paradosso: sa fare i trapianti di fegato, ma non gli interventi di appendicite. Per l'accusa è esattamente così: Zamboni sarebbe il top nell'eseguire trapianti, materia nella quale è superspecializzato, ma non nelle operazioni minori e di routine, dove sarebbe invece incappato in palesi errori, tanto che in quattro dei cinque casi finiti sotto la lente della magistratura c'era lui in sala operatoria.

L'INCHIESTA CARBONI L'unico intervento chirurgico sotto indagine a cui Zamboni non ha partecipato di persona è proprio quello a cui fu sottoposta Wilma Carboni. Ricoverata il 31 luglio 2008 per un'occlusione intestinale, la donna finì sotto i ferri l'8 agosto, con Zamboni in ferie da due giorni. A operarla fu la dottoressa Francesca Bianco, a sua volta indagata come i colleghi Gian Giacomo Serra e Valentino Cabras. La paziente morì il 17 agosto in Rianimazione. Secondo la consulenza del professor Marino Cagetti - ex primario del San Giovanni di Dio - si sarebbe salvata se si fosse agito tempestivamente, cioè perlomeno dal 3 agosto, quando il «quadro clinico imponeva un intervento non più procrastinabile». Di chi la colpa? La Bianco visitò la paziente il 7 e dispose subito l'intervento. Serra è stato interrogato per ore e avrebbe dimostrato di aver fatto quanto doveva. Il cerino acceso è dunque rimasto nelle mani di Cabras e Zamboni, soprattutto di quest'ultimo, che dirigeva il reparto e che, ad avviso del pm, avrebbe «assunto un atteggiamento attendistico non più accettabile».

MASSIMO LEDDA
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