L'inchiesta era partita già qualche giorno fa, ora sono scattati i sequestri. Un malloppo di documenti è stato acquisito dai carabinieri e trasmesso subito alla Procura della Repubblica di Oristano che ha fatto scattare l'indagine sul progetto per il parco eolico di Is Arenas. Anche ieri mattina i militari della stazione di Cuglieri, incaricati di eseguire tutte le verifiche dal procuratore Andrea Padalino Morichini, hanno recuperato altro materiale che riguarda il progetto della Is Arenas Renewables Energies. Tra le carte sequestrate ci sono ovviamente le richieste che la società ha presentato alla Capitaneria di porto, ma anche le visure sulla srl e le comunicazioni recapitate ai Comuni di Cuglieri, San Vero Milis e Narbolia e all'Assessorato provinciale all'Ambiente.

L'INCHIESTA L'indagine sul parco eolico della Iare è partita in gran segreto pochi giorni dopo l'inizio della gigantesca rivolta popolare. La prima informativa alla Procura di Oristano i militari di Cuglieri l'hanno trasmessa prima ancora del sit-in popolare che ha radunato sulla spiaggia di Is Arenas non meno di tremila persone. Nei giorni scorsi il fascicolo si è arricchito di altre carte: i militari hanno inviato una seconda relazione e ora hanno recuperato la documentazione sulla società che richiede la concessione demaniale e sul progetto.

I DUBBI Gli accertamenti fatti scattare dal procuratore Padalino Morichini hanno un obiettivo molto chiaro: accertare prima di tutto l'identità degli imprenditori che vorrebbero impiantare ottanta pale a un miglio da S'Archittu. Il dubbio essenzialmente è questo: sarà proprio la Iare a portare avanti l'iniziativa oppure alle sue spalle c'è un'altra cordata imprenditoriale pronta ad acquisire la concessione una volta che sarà firmata? Ad alimentare il sospetto c'è un particolare che i carabinieri non considerano secondario: la Iare, che è amministrata da un genovese di 47 anni che abita a Montecarlo e rappresenta un'altra società con sede in Lussemburgo, ha un capitale sociale di appena diecimila euro. E il progetto del parco eolico prevede un investimento da capogiro: non meno di cinquecento milioni. Chi finanzierà le opere? Chi realizzerà i lavori? Da dove arrivano i soldi necessari per avviare gli scavi e installare le pale? Poi c'è un altro particolare che ha scatenato polemiche e sospetti: come mai la Iare (che ha sede legale a Bosa) è stata registrata solo dieci giorni prima della presentazione della richiesta di concessione alla Capitaneria di Oristano? Queste domande hanno sollevato per primi i rappresentanti del comitato degli antiparco e partendo proprio da questi dubbi la magistratura oristanese ha deciso di avviare i suoi accertamenti. Per il momento comunque nessun nome è stato iscritto sul registro degli indagati e i carabinieri lavorano a tutto campo ma senza seguire una precisa ipotesi di reato.

IL PROGETTO DI SASSU La richiesta di concessione demaniale della Raddusa Energy (società con sede a Treviglio, in provincia di Bergamo) incassa il primo stop della Capitaneria di porto di Oristano. Le pale che si vorrebbero piantare di fronte alla spiaggia di Santa Giusta rischiano di creare qualche problema alle navi che partono e approdano nel porto industriale di Oristano. «Per questo motivo ho scritto al Ministero e ho fatto notare che il progetto, così com'è, rischia di essere incompatibile con il passaggio dei mercantili in arrivo e in partenza - ha spiegato il comandante della Capitaneria Alberto Ugga -. Come minimo è necessario uno spostamento in un'altra zona: le opere vanno realizzate a una distanza di almeno mezzo chilometro». Il primo cittadino di Santa Giusta Antonello Figus nel frattempo ha già preparato (e recapitato) un documento per tentare di bloccare subito il progetto. Nei prossimi giorni sarà organizzata un'assemblea con i sindaci dei centri che si affacciano sul Golfo di Oristano e che sono già pronti a scatenare una grande mobilitazione per difendere il mare tra Tharros e Capo Frasca.

NICOLA PINNA
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