Per la Finanza, nella villa di Nuraxinieddu «sono circolati mezzi ma anche personale e materiale acquistati per opere per la collettività».

Intercettazioni e interrogatori. Ma soprattutto ore di appostamenti e decine di foto. Quella più emblematica sembrerebbe cogliere addirittura un operaio che per nascondere il nome della ditta girava la maglietta al contrario. Poi lavorava tranquillo nella villa di Nuraxinieddu. Immagini chiare che, insieme a un grosso faldone di prove, darebbero gambe all'inchiesta che due giorni fa ha portato all'arresto di Mario Zonchello. Ma l'ex capo dell'ufficio tecnico comunale non è l'unico protagonista dell'indagine. Sarebbero coinvolte altre sette persone, responsabili di ditte che gestivano appalti e servizi per conto dell'amministrazione di palazzo degli Scolopi.

E intanto domani l'ex dirigente dell'area tecnica (assistito dagli avvocati Marcello Sequi e Elio Meloni) comparirà davanti al Gip del Tribunale di Oristano, Mauro Pusceddu, per l'interrogatorio.

L'INCHIESTA Nata come stralcio di un'altra indagine, nel corso dei mesi si è allargata. Controlli, appostamenti e foto che secondo la Procura della Repubblica lasciano spazi a pochi dubbi.

Intorno alla villa di Nuraxinieddu sarebbero circolati «mezzi, ma anche personale e materiali acquistati con soldi pubblici per opere per la collettività» ha osservato il maggiore della Guardia di Finanza, Enrico Cherbaucich. Prove schiaccianti che per l'accusa inchioderebbero Zonchello.

All'appello mancherebbero le fatture dell'acquisto del materiale utilizzato, mentre sono puntuali i verbali degli interrogatori degli operai che a più riprese sarebbero andati nella villa. E ancora ci sono foto delle varie fasi di quei lavori. Interventi all'interno e nel giardino della casa che per l'accusa sarebbero stati eseguiti in cambio di trattamenti di favore nelle gare d'appalto.

«Abbiamo fatti certi, l'inchiesta avrà ulteriori sviluppi», va avanti il maggiore delle Fiamme Gialle.

LE NOVITÀ Gli avvisi di garanzia saranno notificati nelle prossime ore ai responsabili di alcune ditte coinvolte nell'ipotesi di corruzione. Alcuni come i titolari di Oristano Verde, impresa che gestiva l'appalto del verde pubblico (Filippo Alberghina e Marco Biagini, insieme al direttore tecnico Gesuino Podda) già nel 2008 avevano ricevuto un avviso di garanzia. E nello scorso febbraio era arrivata la notifica di una proroga delle indagini che negli ultimi giorni ha registrato una svolta.

LE DITTE Dalle aziende che potrebbero essere coinvolte nell'inchiesta nessun commento. Si tratta di una vicenda troppo delicata per sbilanciarsi e senza alcuna comunicazione ufficiale sembra prematuro pronunciarsi. «Non so nulla di questa vicenda e non saprei proprio cosa dire», dice trafelato Filippo Alberghina. E gentilmente, ma con fermezza, preferisce concludere subito la telefonata. Non si riesce a rintracciare il collega Marco Biagini, mentre dalla Primavera 83 (la ditta che dal 1997 al 2003 ha gestito il verde pubblico in città) tengono a precisare «di non aver mai ricevuto proposte di tal genere, ma nel caso avrebbero risposto con un secco no. Noi arrivammo dopo un'altra gestione, terminata la durata dell'appalto il nostro compito era finito».

VALERIA PINNA
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