In Sardegna un anziano su dieci rinuncia alle cure
Nell’Isola la carenza dei medici di base pesa su over 65 e pazienti fragili: sistema in tiltPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
In fila da prima dell’alba, dalle quattro e mezzo del mattino, fuori dagli ambulatori Ascot, per riuscire a conquistare una visita. Oppure costretti a pagare qualcuno che si metta in attesa per loro, altrimenti, se non si ha un parente o un amico disponibile a dare un aiuto concreto come un passaggio in auto al più vicino ospedale distante chilometri, il destino è rinunciare alle cure, e in Sardegna capita a più di un anziano ogni dieci.
«La situazione è drammatica», sottolinea Maria Giuseppa Speziga, segretaria generale della Uil Pensionati, «una delle più critiche a livello nazionale».
Il progressivo e rapido invecchiamento della popolazione, il collasso della medicina territoriale e le difficoltà strutturali del territorio, creano un impatto pesantissimo sulla vita delle persone, in particolare sulle fasce più fragili. «Nell’Isola si registrano oltre 280 over 65 ogni 100 giovani; negli ultimi anni abbiamo perso circa il 40% dei medici di base, e i bandi regionali continuano a registrare centinaia di sedi scoperte. Nell’ultimo, sono 560 le sedi vacanti. I medici in servizio gestiscono spesso carichi di lavoro al limite, con massimali che superano i 1.400-1.500 pazienti a testa», aggiunge, «rendendo impossibile un’assistenza domiciliare o di prossimità adeguate, specie per i cronici non autosufficienti. Di fronte a questi dati, si comprende quanto siano preoccupanti il presente e il futuro per la popolazione».
Cristina Cossu
