In Sardegna 118 minorenni stranieri soli, l’appello: «Ampliare la rete d’accoglienza»
Lettera agli enti locali: «Aderire al bando del Viminale, altrimenti molti ragazzi vivono in strutture d’emergenza, non frequentano la scuola e si danno alla microcriminalità»(Foto simbolo Ansa)
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Hanno dai 14 ai 17 anni, arrivano sulle coste della Sardegna dal nord Africa e dall'Asia dopo un lungo viaggio, alcuni dopo pochi giorni in barca, altri dopo aver percorso chilometri a piedi.
Secondo i dati del ministero del Lavoro, al 30 settembre erano 118 in Sardegna i minori stranieri non accompagnati, classificati come Msna. Ragazzini che approdano nell’Isola in cerca di un futuro migliore, ma i posti per accoglierli nell’Isola sono insufficienti e spesso mancano le figure professionali di riferimento per costruire assieme un progetto di vita, garantendo così un percorso di inclusione che li porti a frequentare la scuola e li sottragga alla microcriminalità.
Per questo, l'associazione tutrici e tutori volontari della Sardegna per minori stranieri non accompagnati ha scritto a tutti gli enti locali dell'isola: Comuni, Città metropolitane di Cagliari e Sassari, Province e Unioni di Comuni oltre che alla garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza e ad Anci.
Gli enti sono invitati ad aderire al Sai, il sistema di accoglienza e integrazione, partecipando agli avvisi del ministero dell'Interno. Le domande si possono presentare entro il 10 novembre. I progetti Sai dedicati ai minori stranieri non accompagnati nell'Isola sono soltanto due, a Bonorva e a Calangianus.
Così molti ragazzi vivono in strutture di emergenza, spesso in luoghi isolati, dove passano mesi senza poter frequentare la scuola con continuità, senza riuscire ad integrarsi e fare amicizia e senza alcuna prospettiva per il futuro. Anche per gli adulti i posti sono pochi: in tutta l'isola i progetti Sai ordinari sono nove.
«Il Sai è l'alternativa che funziona - spiega Matteo Massa, presidente dell'associazione - Non sono grandi centri, ma case nelle vie di città e paesi, dove piccoli gruppi di ragazzi sono seguiti da educatori, mediatori e psicologi, con un progetto costruito su misura. Più di sei persone su dieci che escono dal Sai completano con successo il loro percorso. I nuovi progetti sono finanziati dal fondo europeo Fami, e la Sardegna, avendo pochi posti, ha la precedenza a parità di punteggio. Ora la scelta spetta alle amministrazioni».
(Unioneonline)
