Il sequestro nel Napoletano:tre nuoresi fermati a Roma
Tre persone originarie di Siniscola, Silanus e Nuoro sono state arrestate nell'ambito delle indagini relative al sequestro del 're' della vigilanza privata nel Napoletano, Antonio Buglione. L'uomo fu rapito il 13 settembre scorso.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Volevano replicare le gesta dell'Anonima sequestri che negli anni Ottanta imperversò oltre Tirreno, ma di sardo avevano solo l'origine. Tanto che nella loro trasferta a Napoli non solo hanno permesso all'ostaggio di fuggire ma addirittura hanno continuato a chiedere denaro a lui e ai suoi congiunti minacciando di rapire un altro componente della famiglia. Così mercoledì scorso, ma la notizia è stata ufficializzata solo ieri, durante un blitz scattato nei pressi della stazione Anagnina di Roma, i carabinieri su ordine della Direzione investigativa antimafia di Napoli hanno fermato Pasquale Scanu, 34 anni, originario di Bitti ma residente a Siniscola; Domenico Porcu, 41 anni, di Silanus, e Giuseppe Boccoli, 29 anni, originario di Siniscola nato in provincia di Nuoro ma residente a Rimini. Sono accusati di aver sequestrato lo scorso 12 settembre a Saviano Antonio Buglione, il re della vigilanza privata che dopo due giorni è riuscito a sfuggire dalla sua prigione nelle campagne Marigliano.
LA TRAPPOLA I tre, ritenuti componenti di una banda composta da almeno sette persone, erano seguiti da alcuni giorni dai carabinieri che non solo avrebbero intercettato le loro telefonate, ma sarebbero riusciti anche a filmarli mentre contattavano la famiglia Buglione. Una ingenuità gravissima, anche perché avrebbero agito in proprio e senza la copertura dei loro complici campani, basista compreso.
TROPPI ERRORI È stato lo stesso Buglione a indirizzare i carabinieri verso la pista giusta: durante la prigionia l'ostaggio aveva riconosciuto l'accento sardo nei dialoghi che Pasquale Scanu, Domenico Porcu e Giuseppe Boccoli scambiavano tra di loro senza nessuna precauzione. L'imprenditore ha anche descritto gli occhi di uno dei suoi rapitori, di un colore definito «molto particolare».
Dopo la liberazione di Buglione, i tre erano tornati alla carica per incassare il riscatto. Durante la prigionia, infatti, avevano avanzato una richiesta di cinque milioni di euro, poi ridotta a due nel corso delle trattative. A distanza di un paio di settimane dalla liberazione, all'ex ostaggio era stata ricordata la promessa, accompagnando la richiesta con pesanti minacce ad Antonio Buglione e i suoi familiari. Errori incredibili, con i carabinieri che hanno pedinato il terzetto dei sardi, intercettandone le telefonate fino a quando con l'imprenditore napoletano non hanno concordato il versamento di una prima tranche di 300 mila euro. I militari campani in trasferta a Roma hanno sorpreso i tre indagati all'interno della stazione Anagnina, nel momento in cui stavano stabilendo un ulteriore contatto telefonico con la vittima per concordare le modalità dell'appuntamento per la consegna del denaro.
PROVE SCHIACCIANTI Le indagini, secondo gli investigatori, hanno fornito il suggello di certezza a una serie di altri dati acquisiti nel corso delle settimane precedenti, sia grazie ad attività di monitoraggio tecnico (decisivo l'apporto delle intercettazioni), sia grazie all'acquisizione di una grande quantità di filmati che proverebbero non solo l'esistenza di stabili contatti tra gli indagati, ma anche la loro capacità di muoversi, mimetizzandosi, sul territorio nazionale ed anche all'estero. Restano tuttavia ancora molti punti da chiarire sul sequestro, a cominciare dall'identità degli altri componenti del commando. Dovrebbe trattarsi di campani, ma non è ancora chiaro se siano legati alla criminalità organizzata o si tratti di cani sciolti.