Il presidente degli agronomi: «Contro gli incendi non più campagne abbandonate»
Per Ettore Crobu «particolarmente importante è il ruolo della pastorizia»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Ettore Crobu, presidente dell'Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Cagliari, parla degli incendi nell'Isola che hanno già provocato gravi danni.
«Anche quest'anno», dice Crobu, «la Sardegna si trova a fare i conti con i primi grandi incendi della stagione estiva. A tutti gli uomini e le donne del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, dei Vigili del Fuoco, dell'Agenzia Forestas, della Protezione Civile, delle Compagnie barracellari e delle associazioni di volontariato va il ringraziamento per il prezioso e spesso rischioso lavoro svolto a tutela delle persone, dell'ambiente e del patrimonio agroforestale dell'Isola. Il loro impegno rappresenta un presidio indispensabile durante le emergenze».
Tuttavia, sarebbe un errore limitare il dibattito alla sola fase operativa dello spegnimento. Gli incendi si combattono con uomini e mezzi, ma si prevengono soprattutto attraverso una corretta gestione del territorio.
«Negli ultimi decenni», risponde il dottor Crobu, «le campagne sarde hanno subito un progressivo spopolamento. Molti terreni agricoli sono stati abbandonati e vaste superfici non vengono più coltivate o pascolate come in passato. Questo fenomeno ha determinato un crescente accumulo di vegetazione spontanea che, durante i mesi estivi, si trasforma in un enorme serbatoio di combustibile pronto ad alimentare e propagare il fuoco. Per questo motivo la prevenzione degli incendi non può essere considerata esclusivamente una questione di protezione civile. È anche una questione agricola, ambientale e di sviluppo rurale. Agricoltori e allevatori svolgono quotidianamente una funzione di presidio del territorio che spesso viene sottovalutata. Ogni terreno coltivato, ogni pascolo mantenuto in attività e ogni azienda agricola che continua a operare rappresentano un elemento di sicurezza per l'intera collettività».
Per il presidente provinciale degli agronomi, «particolarmente importante è il ruolo della pastorizia. La pecora sarda, simbolo della nostra tradizione agro-pastorale, contribuisce in modo naturale alla riduzione della massa erbacea che costituisce uno dei principali combustibili degli incendi estivi. Attraverso il pascolamento vengono contenute le erbe secche e si riduce il rischio di propagazione delle fiamme. In altre parole, il gregge non produce soltanto reddito e occupazione, ma svolge anche una preziosa funzione ambientale e di prevenzione. Per questa ragione le politiche comunitarie, nazionali e regionali dovrebbero rafforzare gli interventi finalizzati a mantenere vive le campagne e a contrastarne l'abbandono. Sostenere il reddito delle imprese agricole e zootecniche non significa soltanto tutelare un settore economico strategico, ma investire concretamente nella salvaguardia del territorio e nella prevenzione degli incendi. Ogni azienda agricola che chiude, ogni allevamento che cessa l'attività e ogni terreno che viene abbandonato rappresentano una perdita economica, sociale e ambientale per l'intera comunità».
Per il dottor Crobu, «occorre inoltre riflettere sulle misure di prevenzione che vengono richieste alle aziende agricole. Le fasce tagliafuoco rappresentano uno strumento importante, ma qualora si intendesse aumentarne l'ampiezza dagli attuali cinque metri a dieci o quindici metri, sarebbe necessario prevedere adeguati indennizzi. Ogni metro sottratto alla produzione comporta infatti una perdita economica per l'agricoltore che non può essere ignorata. Se la collettività beneficia di una maggiore sicurezza, è giusto che contribuisca anche ai costi necessari per conseguirla. La sicurezza del territorio è un interesse collettivo e il relativo costo non può ricadere esclusivamente sulle imprese agricole. Gli agricoltori e gli allevatori devono essere considerati alleati delle istituzioni nella lotta agli incendi, non semplici destinatari di obblighi. La Sardegna ha bisogno di campagne vive, di aziende agricole attive e di giovani che scelgano di continuare a lavorare la terra. Meno abbandono significa meno combustibile disponibile, maggiore presidio del territorio e una più efficace prevenzione degli incendi».
La migliore politica antincendio non inizia quando si alza in volo un Canadair. Inizia molto prima, con un'agricoltura capace di mantenere il territorio curato, produttivo e abitato. Per questo la lotta agli incendi deve diventare parte integrante delle politiche agricole, rurali e ambientali, riconoscendo agli agricoltori e agli allevatori il ruolo fondamentale di custodi del territorio e primi protagonisti della prevenzione.
