Il poliziotto ferito al braccio è sotto chocSalvo grazie alla pistola inceppata
Sotto choc il poliziotto ferito, Gerolamo Bucci, ricoverato al San Martino. La testimonianza del sovrintendete Giovanni Flore, suo compagno di pattuglia. Ieri la conferenza stampa in Questura.di Tendas
Il rumore gelido del carrello che carica il colpo in canna. Poi lo sparo. «Johnny, aiuto, mi ha colpito a un braccio». Il poliziotto Gerolamo Bucci urla disperato al compagno di pattuglia Gianni Flore. «Mi ha ferito, mi ha centrato sotto la spalla». Una frazione di secondo e la divisa blu dell'agente scelto si macchia di sangue. Attimi concitati, poi il fato: la pistola impugnata da Giuseppino Tendas, allevatore di 62 anni, si inceppa, per fortuna. Il bossolo si blocca nella canna, gli altri sette proiettili restano incredibilmente nel caricatore. Una tragedia sfiorata due sere fa, in pieno centro a Solarussa a pochi passi dalla chiesa di San Pietro.
LA TESTIMONIANZA «Poteva andare peggio, un normale controllo dopo un incidente ha rischiato di trasformarsi in un dramma» commenta il sovrintendente Gianni Flore, testimone di quegli attimi di terrore. Un inferno, dopo che l'allevatore, visibilmente ubriaco, ha perso la testa e ha fatto fuoco contro i poliziotti: gli contestavano una percentuale di alcol nel sangue ben al di sopra della soglia consentita. Il mattino dopo i ricordi sono nitidi, ben scolpiti nella mente. Gerolamo Bucci, 35 anni di Roccaraso in servizio alla Stradale di Oristano da tre anni, ha visto la morte in faccia ma a poco a poco sta riacquistando la solita serenità.
IN OSPEDALE «Sto bene», fa sapere attraverso le parole della giovane moglie Anna Rita Carta che non lo lascia solo un minuto nel lettino di Medicina del San Martino. I medici assicurano che è in netto miglioramento, uno o due giorni e potrà tornare nella sua casa di Donigala. È circondato dall'affetto di parenti e colleghi, scherza e chiacchiera con il compagno di pattuglia. «Ci è andata bene - osserva Flore - ci siamo trovati davanti a una reazione imprevedibile. Tendas era fuori di sé, andava avanti e indietro, poi è entrato in casa ed è uscito armato». Scesi i tre gradini davanti alla casa di piazza Parrocchia «ha puntato la pistola e non ha esitato un minuto a premere il grilletto- racconta - Io ero dietro, vedevo il collega accasciarsi lentamente, mi sono avvicinato a lui e subito ho chiamato i rinforzi».
QUESTURA In un attimo le pattuglie della Polizia si sono precipitate nel centro del paese, mentre Giuseppino Tendas fuggiva verso le campagne. Là, poco dopo, nascosto in un orto è stato trovato dagli agenti della Squadra Volanti e della Stradale. «Aveva ancora addosso la pistola, proprio sotto la cinghia dei pantaloni. Una calibro 22 modificata e non denunciata» ha spiegato ieri mattina Pino Scrivo, il dirigente della squadra Mobile che, insieme al comandante della Stradale Mauro Castiello, ha fatto il punto sulle indagini. I due hanno ricostruito dettagliatamente l'accaduto.
L'INCIDENTE Giuseppino Tendas due sere fa, in via Veneto, per una mancata precedenza è finito con la sua macchina contro la Golf grigia di un'insegnante di Solarussa, Giacinta Onnis. Dopo l'urto non si è fermato e ha proseguito la corsa fino a casa. La donna ha immediatamente chiamato le forze dell'ordine e in pochi minuti gli agenti della Polizia erano già nel centro di Solarussa. Si sono presentati nell'abitazione su due piani in cui Tendas vive con un fratello più piccolo, sordomuto. Controlli di rito, alcoltest e poi il caos. L'allevatore aveva alzato il gomito molto più del dovuto, non voleva nemmeno sottoporsi all'etilometro. Poi, convinto anche da un nipote che si trovava là, ha fatto il test. Esito non gradito «tanto che quando gli agenti gli hanno fatto presente che la sua Fiat Marea sarebbe stata sequestrata ha dato subito segni di nervosismo. E poi con la pistola ha sparato contro i miei uomini», ha spiegato Mauro Castiello. Quindi la fuga verso la campagna, fino all'arrivo delle forze dell'ordine che hanno bloccato l'allevatore e l'hanno portato subito in Questura. L'uomo, già conosciuto per diversi precedenti (un'accusa per tentato omicidio alcuni anni fa) è rinchiuso nel carcere di piazza Manno. Difeso d'ufficio dall'avvocato Serena Contini dovrà rispondere dell'accusa di tentato omicidio, arma clandestina e guida in stato di ebbrezza. Ieri durante i primi interrogatori solo poche parole «mi dispiace, ho sparato».
VALERIA PINNA