Il piano del Governo sul 41 bis è ufficiale: sette istituti «esclusivamente dedicati», tre in Sardegna
La conferma del sottosegretario Delmastro in Conferenza Stato-Regioni: «Il numero complessivo nazionale non aumenterà, la quota dell’Isola sì»(Ansa)
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Cagliari-Uta, Bancali e Badu ‘e Carros saranno strutture «esclusivamente dedicate» ai detenuti in regime di 41 bis.
La conferma arriva con la pubblicazione del verbale della Conferenza Stato-Regioni dello scorso 18 dicembre, durante la quale c’è stato un confronto acceso tra il ministero della Giustizia rappresentato dal sottosegretario Andrea Delmastro e la Regione Sardegna rappresentata dall’assessora Rosanna Laconi.
Messi nero su bianco i piani del governo, che mira ad ospitare nei tre principali istituti sardi solo detenuti in regime di carcere duro, nell’ambito di una trasformazione radicale del sistema carcerario di massima sicurezza necessaria «per rispondere a nuove esigenze di ordine pubblico e obblighi costituzionali».
Il progetto prevede il superamento dell'attuale modello che vede i 750 detenuti in regime di 41-bis ospitati in 12 istituti, quasi tutti caratterizzati dalla promiscuità con altri circuiti detentivi. L'obiettivo è concentrarli in sole sette strutture «esclusivamente dedicate», «preferibilmente in aree insulari» e gestite unicamente dai reparti specializzati del Gom (Gruppo operativo mobile). Una riorganizzazione, sottolineano da via Arenula, resa ancora più urgente dalla sentenza 30 della Corte Costituzionale del 2025, che impone di garantire ai detenuti almeno quattro ore d’aria, requisito difficile da soddisfare in strutture promiscue.
Un ruolo centrale in questo piano lo giocherà la Sardegna, dove si trovano tre dei sette istituti individuati: Sassari, Nuoro e Cagliari-Uta. Nel verbale si legge che in Sardegna sono presenti attualmente 192 posti per il 41-bis. Il sottosegretario ha ipotizzato che, pur non aumentando il numero complessivo nazionale, la quota sarda potrebbe subire un incremento, che Delmastro ha stimato in un 20% circa.
Quel che è certo è che la Sardegna è la Regione più sacrificata: in Piemonte dove c’erano due istituti (Cuneo e Novara) promiscui ne resterà solo uno esclusivamente dedicato, ad Alessandria; nel Lazio, il cui provveditorato comprende anche l’Abruzzo, si passa da 3 a 1 (L’Aquila); in Umbria erano 2, non ce ne sarà neanche uno; in Emilia Romagna resta Parma; in Lombardia ne resta uno, sarà Vigevano; in Sardegna tre erano e tre restano.
L’assessora Laconi ha denunciato il mancato coinvolgimento della Regione nella fase decisionale e ha espresso principalmente tre preoccupazioni. Le infiltrazioni criminali, con i familiari dei detenuti che si trasferirebbero nell’Isola; la Sardegna che diventerebbe una colonia penale (con tanto di ricordo dell’Asinara); e il tema sanitario («Non abbiamo strutture in grado di rispondere a questo incremento della popolazione carceraria, so cosa significa quando un 41 bis entra in pronto soccorso, si blocca tutto»).
Delmastro ha ribattuto sostenendo che il piano «aggiunge sicurezza» invece di toglierla, perché la gestione esclusiva dei Gom riduce i rischi invece presenti negli istituti promiscui. Sul fronte sanitario, invece, è stato Delmastro a richiamare la Regione al suo dovere di istituire reparti destinati ai detenuti in ogni capoluogo, come previsto dalla legge e già attuato da altre regioni come Lazio, Lombardia e Sicilia.
(Unioneonline/L)
