Lunedì 9 marzo a partire dalle 10 nell’aula magna del Liceo Siotto a Cagliari si terrà la cerimonia  aperta al pubblico per la posa della pietra d’inciampo in memoria di Mario Giovanni Pani, vittima della deportazione nazifascista, nato in città nel 1923.

È un’iniziativa dell’Istituto sardo per la storia dell’antifascismo e della società contemporanea (Issasco).

Martedì 10 marzo, sempre alle 10, al Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari in viale Italia 39/A è in programma la cerimonia per la posa delle pietre d’inciampo in memoria di Dino Col e Giovannico Biddau, anche loro finiti nel tragico vortice della deportazione nazifascista.

Fino al 2024 erano state posate in Sardegna le pietre d’inciampo nei comuni di Sestu (Pietro Meloni), Sassari (Zaira Coen Righi), di San Vero Milis (Cosimo Orrù) e di Burcei (Isidoro Frigau). Nel 2025, il 27 gennaio, è stata posata la quinta Pietra a Iglesias in memoria del deportato Franco Cristiani e il 24 aprile a Suelli (Giovanni Pitzalis). Il 27 gennaio appena trascorso la settima a Escalaplano per ricordare Luigi Murgia. Iniziative rese possibili anche grazie alle ricerche promosse dall’Anppia Sardegna e dall’Issasco sui 15 deportati sardi del “Trasporto 81”. L’obiettivo è quello di celebrare tutti gli altri deportati isolani nei loro comuni di nascita

C’è la “banalità del male” nella vicenda dei sardi deportati in Germania nei primi giorni di settembre del 1944. Oppositori al nazifascismo che finiscono nella rete delle Ss. È il “Trasporto 81”, così viene definito il convoglio ferroviario con a bordo 432 passeggeri  che precipitano nell’abisso dei campi di concentramento. Tra loro 15 sardi le cui storie vengono ricordate nel libro “I sardi del Trasporto 81” con sottotitolo “Bolzano-Flssenburg 5/7 settembre 1944” curato da Alberto Bocchetta. Un’iniziativa editoriale che ha avuto il sostegno dell’Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti (Anppia).

Nella prefazione Walter Falgio, insegnante, ricercatore e presidente dell’Istituto sardo per la storia dell’antifascismo e della società contemporanea, scrive: “L’attento scavo documentario portato avanti con grande passione da Alberto Bocchetta, nipote del partigiano Vittore (che è stato a lungo testimone della vicenda del Trasporto 81 ndr) riporta alla luce aspetti non indifferenti della gigantesca azione di persecuzione messa in campo dai regimi nazifascisti durante la Seconda guerra mondiale tra il 1943 e il 1945, nei confronti di ogni forma di opposizione politica”. Lo stesso Alberto Bocchetta chiarisce che “Trasporto 81 rappresenta un esempio non solo di repressione delle opposizioni al nazifascismo ma soprattutto un prelievo di manodopera per la produzione bellica nazista”.  Una vicenda con tante storie, di coraggio, coerenza e dolore, che non possono essere dimenticate.

Fino al 2024 erano state posate in Sardegna le pietre d’inciampo nei Comuni di Sestu (Pietro Meloni), Sassari (Zaira Coen Righi), di San Vero Milis (Cosimo Orrù) e di Burcei (Isidoro Frigau). Nel 2025 il 27 gennaio è stata posata la quinta Pietra a Iglesias in memoria del deportato Franco Cristiani e il 24 aprile a Suelli (Giovanni Pitzalis). Il 27 gennaio appena trascorso la settima a Escalaplano per ricordare Luigi Murgia. Iniziative rese possibili anche grazie alle ricerche promosse dall’Anppia Sardegna e dall’Issasco sui 15 deportati sardi del richiamato “Trasporto 81”. L’obiettivo è quello di celebrare tutti gli altri deportati isolani nei loro Comuni di nascita.

Giovanni Pani

Cagliaritano, è salito su quel treno. Non è più tornato dal campo di Bergen Belsen. Daniela, figlia del fratello di Giovanni, bibliotecaria, ha recuperato la memoria dello zio, stroncato nel lager dalle violenze subite. “Nonostante le difficoltà sono riuscita a dare una certa coerenza a questa storia. Giovanni Pani risulta registrato a Flossenburg con il numero di matricola 21735 e viene classificato come prigioniero politico. Il 30 settembre 1944 viene trasferito nel terribile sottocampo di Hersbruck. L’8 marzo 1945, malato, viene inviato a Bergen Belsen dove verrà registrato il 18 marzo. Bergen Belsen è il campo di concentramento dove si trovava prigioniera Anna Frank. I documenti riguardanti questo lager sono stati bruciati dai nazisti”. La ricerca nasce dalla volontà di fare chiarezza sul destino di Giovanni. Il dovere della memoria avvertito prima di tutto dai familiari: “Il mio lavoro è cominciato nel 2018 dal desiderio di mio padre, arrivato alla soglia dei 90 anni, di conoscere la sorte di suo fratello maggiore. Ho trovato il nome di mio zio nella banca dati on-line degli internati militari Italiani deceduti. Ho subito pensato che fosse uno dei tanti militari sardi reclusi nei lager tedeschi. Solo dopo aver ricevuto la documentazione dell’Arolsen Archives, ho scoperto che era stato deportato il 7 settembre 1944 a Flossenburg dal lager di Bolzano, con il cosiddetto Trasporto 81”. C’è un paradosso in questa storia. All’ufficio anagrafe del comune di Cagliari non c’è il certificato di morte di Giovanni Pani che ufficialmente è ancora un fantasma.

Giovannico Biddau

Nasce a Ploaghe il 7 aprile 1896. È stato un ufficiale veterano della Prima guerra mondiale, deportato e morto nel campo di concentramento di Flossenbürg durante la Seconda guerra mondiale il 4 aprile 1945, dopo aver comandato un reggimento della 15a Divisione fanteria “Bergamo” con presidio a Dernis (in croato, Drniš) nella regione di Sebenico e Tenin in Croazia.È stato decorato con due medaglie di bronzo e una d’argento alla memoria al valor militare.

Dino Col

Nasce a Sassari il 14 luglio 1904 in via La Cona 11 da Rafaele, impiegato, e da Giovanna Angela Motzo. Il padre, originario di Alghero, è figlio di Agostino, commerciante diventato poi usciere giudiziario. Laureato in Giurisprudenza a Cagliari con il massimo dei voti, nel 1928 Dino Col è vice Pretore mandamentale a Sassari e a Iglesias (1929). Diventerà Pretore di Sampierdarena nel 1936. Dopo l’armistizio dell’8 settembre aderirà ai Volontari Armati Italiani e sarà partigiano nelle formazioni autonome nella Sesta zona operativa. Col è arrestato nel palazzo di Giustizia di Genova il 27 giugno 1944. È quindi condotto alla Casa dello Studente e poi nella IV Sezione del carcere di Marassi che era sotto la giurisdizione delle SS. Morirà nel campo di concentramento di Flossenburg il 31 dicembre 1944. Al magistrato sono state intitolate vie cittadine a Genova e a Sassari.

Vittore Bocchetta

L’artista Vittore Bocchetta, uno dei sopravvissuti, morto nel 2021 all’età di 102 anni, ha riportato alla luce in tempi recenti una pagina di storia ingiustamente dimenticata. Il nipote Alberto è il custode delle sue memorie: “Mio zio è stato l'ultimo dei sopravvissuti del “Trasporto 81”. Nel 1998 Carla Giacomozzi, responsabile dell'Archivio Storico del Comune di Bolzano, dove aveva sede il lager da cui transitarono i deportati, lo convinse a ritornare nei campi di Flossenbürg e Hersbruck e fornire la sua testimonianza soprattutto nelle scuole e con le sue opere. Il responsabile del Memoriale di Flossenbürg gli fece dono di una copia dell'elenco dei 432 italiani del “Trasporto 81” (allora riservata e preziosissima). A partire da quella copia, che riporta i dati anagrafici dei deportati, è stato possibile risalire ai nomi dei sardi”. Chi sono i deportati? “Nove di loro avevano tra i 34 e i 50 anni e si erano trasferiti da tempo per lavoro in Lombardia, Liguria e Veneto. Altri 5 erano militari delle classi 1922-1925 che, dopo l’8 settembre 1943, avevano scelto di non aderire alla Repubblica Sociale Italiana. “I sardi del Trasporto 81 – conclude Alberto Bocchetta – erano 14 più un altro, Vincenzo  Barbera, marinaio che aveva dichiarato di essere nato a Cagliari (dove ha comunque vissuto a lungo e dove era nata la madre), ma era in realtà nativo di Erice (Trapani)”.

Pietro Meloni

Anche Pietro Meloni, sassarese, carabiniere, ha legato  il suo destino al “Trasporto 81”.  La nipote Carmen è la custode dei ricordi. “Era stato arrestato a Rho dove prestava servizio dopo aver lasciato la Sardegna. Con gli altri 431 deportati, nel campo di sterminio di Flossenburg,  ha varcato il cancello del lager il 7 settembre 1944. Da quel momento viene cancellato come persona con una dignità e un nome. Diventa un numero di matricola: il 21505, cucito su un triangolo rosso sistemato sulla sua casacca a righe”. La città di Rho ha dedicato a Pietro Meloni una pietra d’inciampo davanti alla sua abitazione. Analoga iniziativa a San Vero Milis. Con una pietra d’inciampo, inaugurata in occasione della Giornata della memoria di quattro anni fa, viene ricordato Cosimo Orrù, magistrato, anche lui a bordo del treno partito dalla stazione di Bolzano con destinazione Flossenburg.

Gli altri deportati

La luce della memoria sugli altri sardi che hanno vissuto quella tragica esperienza: il cagliaritano Ugo Miorin, il sassarese Antonio Pilo, Luigi Murgia, nato a Escalaplano, l'ogliastrino Mario Ardu, originario di Lanusei, gli ozieresi Salvatore Becciu, Michele Carraca e Giuseppe Mazza, l'iglesiente Franco Cristiani e Pietro Zuddas nato a Villacidro.

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