I cacciatori sardi: «Fauna e ambiente non si tutelano lanciando appelli»
Caccia Pesca e Tradizioni Sardegna: «Noi in prima linea per presidiare il territorio, gli animalisti cosa fanno di concreto?»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«I cacciatori sardi non sono certamente indifferenti alla tutela dell’ambiente e della fauna. Al contrario, conoscono il territorio, lo frequentano e lo presidiano durante tutto l’anno. Anche in questa stagione, come già avvenuto negli anni precedenti, tanti cacciatori hanno messo a disposizione il proprio tempo e i propri mezzi nell’ambito della campagna antincendio, contribuendo concretamente al presidio del territorio e alla tempestiva segnalazione di eventuali principi d’incendio. E allora una domanda, forse scomoda, ma doverosa, vorremmo rivolgerla proprio a chi oggi chiede di sospendere la caccia in nome della tutela della fauna: quanti di coloro che lanciano questi appelli hanno trascorso le loro giornate estive a presidiare concretamente il territorio, mettendo a disposizione gratuitamente uomini e mezzi per prevenire e segnalare gli incendi, come fanno ogni anno tanti cacciatori?».
Così l’associazione Caccia Pesca e Tradizioni Sardegna, dopo le prese di posizione delle associazioni animaliste sulla stagione venatoria nell’Isola.
«Tutelare la fauna non significa soltanto chiedere divieti e sospensioni. Significa anche conoscere il territorio, viverlo, proteggerlo e contribuire concretamente alla sua salvaguardia. Se esistono situazioni realmente critiche per determinate specie, siamo i primi a chiedere che vengano valutate e affrontate con serietà. Ma servono dati, monitoraggi e provvedimenti proporzionati, non generalizzazioni», prosegue Caccia Pesca e Tradizioni Sardegna.
«Il mondo venatorio è pronto, come sempre, a fare la propria parte. Chiediamo però che venga riconosciuto anche il contributo concreto che i cacciatori danno alla tutela del territorio sardo, non soltanto quando arriva il momento di additarli come un problema. Prima di chiedere di fermare chi il territorio lo vive e lo presidia, sarebbe forse opportuno chiedersi chi, concretamente, quel territorio lo sta davvero proteggendo», conclude l’associazione.
(Unioneonline)
