DAL NOSTRO INVIATO

MARILENA ORUNESU

L'ombrellone gialloverde lo protegge dal caldo. A bordo campo, nello stadio di Galtellì, quel cono d'ombra è una delicata carezza al custode ucciso senza pietà e senza un perché. Il corpo di Angelo Masala, 63 anni, giace lì dalla notte. Fino all'alba nessuno si accorge di lui, straziato da due fucilate esplose nel buio mentre - intorno alle 23 - tornava a dormire nella stanzetta accanto agli spogliatoi che era diventata la sua casa.

VITA DA CUSTODE Lui, dopo anni bui segnati dal carcere (trascinato in una drammatica storia di sequestri) e dalla separazione dalla moglie (con la quale viveva a Carbonia assieme alle due figlie), era tornato a Galtellì senza avere una casa e un lavoro. Ma la sua comunità lo aveva adottato con grande affetto. La Polisportiva Tuttavista gli ha dato ospitalità nel campo sportivo: lui ricambiava tanta generosità prendendosi cura della struttura. Grazie alla sua presenza i furti d'un tempo non si erano più ripetuti. Custode di fatto, ruolo riconosciuto anche dall'amministrazione comunale che gli ha assegnato il contributo da 350 euro al mese previsto per l'inserimento di chi è in difficoltà.

GLI AMICI Ieri mattina quando il paese attonito ha scoperto la tragedia sono accorsi in tanti nel campo sportivo diventato off limits: amministratori comunali, dirigenti sportivi. E i ragazzi che avevano programmato una giornata di mare hanno fatto prima un salto da tziu Angelinu come in tanti lo chiamavano. I più grandi avevano per lui un altro appellativo, Hombre . Grandi e piccoli ieri stavano in silenzio con lo sguardo fisso verso quel corpo coperto dal lenzuolo e riparato dall'ombrellone. «Era una persona buona e generosa», diceva il sindaco Renzo Soro interpretando le parole e i pensieri di tutti.

L'ALLARME I carabinieri di Galtellì e Siniscola, coordinati dal colonnello Simone Sorrentino e dal capitano Luigi Mereu del comando provinciale di Nuoro, sono giunti all'alba appena un amico di Masala li ha chiamati. Aveva un appuntamento di lavoro: si dovevano incontrare per andare assieme a tagliare l'erba. Invece l'amico, col quale ha trascorso la serata di sabato in un bar del paese, lo ha atteso invano. Si è diretto verso il campo sportivo e prima di raggiungere gli spogliatoi lo ha trovato faccia a terra: il corpo zeppo di sangue, il torace devastato dai pallettoni. Erano le sei quando è scattato l'allarme che ha mobilitato anche il procuratore capo Andrea Garau e il sostituto Luca Forteleoni. Masala era morto da sette ore. I vicini hanno ricordato di aver udito alle 23 due fucilate senza capire da dove provenissero. Gli investigatori hanno poi ricostruito la sequenza dei fatti.

L'AGGUATO Un killer solitario si è appostato all'interno della recinzione che protegge il campo sportivo, alla periferia del paese. Le telecamere che il Comune ha deciso di sistemare per ragioni di sicurezza ancora non ci sono. Oltretutto sul retro degli spogliatoi c'è un'altra via di fuga. Tanti elementi hanno aiutato il killer, fuggito dopo aver scaricato le due fucilate. Entrambe hanno raggiunto Masala alla spalla sinistra: la prima esplosa da pochi metri di distanza, la seconda quando l'uomo era già riverso per terra.

LE INDAGINI Nei locali nessun segno di effrazione. Il che fa escludere che l'uomo abbia sorpreso qualcuno mentre tentava di entrare nella struttura dove oltretutto non c'era granché da portare via. Non regge neppure l'ipotesi della rapina finita male perché Masala non possedeva nulla. Restano la premeditazione del killer e la spietata determinazione. Tanta ferocia apre ipotesi inquientanti, a partire da quella che la vittima possa essere stato testimone di qualcosa che doveva rimanere segreto per sempre.
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