C’è un’Olbia che ogni giorno lavora, si impegna e si prende cura degli altri. È la città del volontariato, delle persone che dedicano tempo ed energie al sostegno delle fragilità, alla cultura, allo sport, all’inclusione e alla costruzione di una comunità più forte, quello messo in mostra alla “Fiera delle Associazioni”, evento organizzato dall’Olbia Community Hub e arrivato alla seconda edizione. Un percorso di incontro e collaborazione tra le associazioni che, anche quest’anno, ha registrato una partecipazione significativa e ha permesso di rafforzare una rete già esistente, favorendo nuove collaborazioni e nuove occasioni di confronto.

“Il vero problema - sottolinea l’assessora alle Politiche sociali, Simonetta Lai - è far capire soprattutto ai giovani che esiste una realtà che funziona, che cammina e che sostiene tante persone. Una realtà fatta di associazioni che operano quotidianamente a fianco di chi vive situazioni di povertà e fragilità e che, proprio per questo, ha bisogno di essere conosciuta e sostenuta”.

Lo scorso anno il progetto aveva già suscitato grande interesse, generando una sorta di sinergia tra le associazioni: molte hanno collaborato tra loro anche nella fase progettuale, mettendo a disposizione competenze ed esperienze. Nel parco, appena inaugurato, di via Macerata, una splendida giornata ha accolto le associazioni, molte delle quali già conosciute dall’amministrazione, che hanno avuto così anche l’occasione di incontrarsi, conoscersi meglio e costruire nuove collaborazioni. Uno dei temi ricorrenti nelle testimonianze è stato quello del ricambio generazionale. I volontari non sono abbastanza numerosi e, soprattutto, non sempre è possibile garantire servizi continuativi facendo affidamento esclusivamente sulle disponibilità occasionali. Ci sono servizi, infatti, che richiedono una presenza quotidiana, come nel caso della Mensa Vincenziana, attività che non può funzionare “a singhiozzo”o dell’accompagnamento degli anziani, dove, a fronte di un parco macchine nutrito, mancano gli autisti. Al tavolo del Labint, che fa squadra in INPARE con altre associazioni del territorio, si “cercano” volontari per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri e si raccontano progetti particolarmente interessanti, come quello di peer to peer, che ha coinvolto gli studenti degli istituti superiori.

Alcuni giovani hanno seguito una formazione per insegnare l’italiano e successivamente hanno messo le proprie competenze a disposizione dei compagni, trasformandosi a loro volta in protagonisti e volontari. Sono tante le realtà dell’associazionismo olbiese che ormai possono essere definite storiche, avendo superato i quarant’anni di attività. Tra queste, “Un incontro una speranza”, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità, Aido, che sensibilizza alla donazione degli organi, e A.G.I.O., nata nel 1993 con l’obiettivo di aiutare i bambini colpiti dal disastro di Chernobyl. “Siamo nati per far trascorrere un ai bambini di Chernobyl un periodo in Sardegna- ricorda Carla Righeschi, oggi anche referente per la spesa solidale del Comune -. Con il passare degli anni l’associazione ha continuato a operare sul fronte della solidarietà, adattando il proprio impegno alle nuove emergenze. Con l’arrivo dei profughi ucraini, ad esempio, A.G.I.O. ha collaborato con il Tribunale e la Prefettura”.

Rispetto allo scorso anno, evidenziato un aumento importante delle adesioni. “Il dato rilevante rispetto allo scorso anno è il numero importante di adesioni e la capacità di coinvolgere le associazioni - sottolinea Alessandra Feola del Community Hub -. Le realtà coinvolte sono state oltre quaranta, con una partecipazione che ha interessato anche gli allestimenti e la valorizzazione degli spazi del parco. Il bilancio è stato positivo, con feedback incoraggianti da parte delle associazioni e dei partecipanti”. Altro elemento significativo è stata la partecipazione degli studenti delle scuole superiori. “Abbiamo avuto una grande partecipazione delle scuole superiori, messe in grado di organizzarsi per tempo”, afferma Susi Avellino, nello staff Spazio Rigenerativo del Community Hub. Un dato che, come sottolineato dalla direttrice Giusi Biosa, conferma l’interesse dei giovani nei confronti delle attività e dei servizi offerti dal Community. “Un’associazione che incontra un’altra realtà può scoprire di avere obiettivi comuni, competenze complementari o la possibilità di collaborare a un progetto”.

La Fiera diventa così non soltanto una vetrina, ma un luogo dove costruire relazioni destinate a proseguire nel tempo. “Olbia si conferma una città pronta a partecipare, capace di esprimere una forte cittadinanza attiva  - conclude Feola -. Una comunità nella quale la collaborazione trasversale tra ambiti diversi, dal sociale allo sport, dalla cultura al volontariato, sta diventando sempre più concreta”.

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