Due antichi porti, rapporti commerciali con Bonifacio, Portovenere e Genova, insediamenti risalenti alla preistoria. La Valle del Surrau, oggi conosciuta soprattutto per la sua vocazione agricola e turistica, custodisce una storia millenaria, strettamente legata ai collegamenti tra l'entroterra gallurese e il Mediterraneo.

A ricostruirla è stato l'archeologo Marcello Cabriolu, intervenuto durante un recente incontro organizzato all’Ecomuseo Lu Branu.

La vallata si estende dal Monte Tiana fino alla foce del rio Surrau, nei pressi di Palau. «È un percorso che è stato caratterizzato sin dalla preistoria», ha spiegato Cabriolu, ricordando gli insediamenti sulle alture circostanti e la continuità della presenza umana nel Medioevo.

Particolarmente significativo il ruolo degli antichi approdi. «C'è ragione di credere che questo in origine sia l'antico salto di Gioncargia», ha affermato l'archeologo, riferendosi a uno dei territori attribuiti alla Villa medievale di Arsaghena.

Nella ricostruzione di Cabriolu emerge soprattutto il ruolo del porto di Gunale, che «intratteneva rapporti di scambio sia merci e quanto altro sia con Bonifacio, con Portovenere e con la Repubblica Marinara di Genova». Un sistema di collegamenti che testimonia l'importanza della costa settentrionale gallurese nelle relazioni commerciali del passato. La valle rappresentava inoltre una via di transito per chi proveniva da Tempio e dall'antica Terranova, l'attuale Olbia. Fu percorsa anche dalle forze mobilitate contro i tentativi francesi di invasione della Sardegna alla fine del Settecento.

Quanto alla popolazione, l’archeologo Cabriolu invita a considerare le testimonianze dell'utilizzo agricolo del territorio: proprietà, pozzi e seminativi. «Non possiamo avere un numero preciso, una stima», ha affermato, ma questi elementi permettono di comprendere quanto la valle fosse frequentata e abitata. Una storia proseguita attraverso la civiltà degli stazzi, fino all'attuale realtà rurale e turistica.

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