Un altro colpo di scena nell’inchiesta sulla morte del giovane skipper campano Giovanni Marchionni, trovato privo di vita la mattina dell’otto agosto dell’anno scorso a bordo di uno yacht ormeggiato a Portisco.

La famiglia del ragazzo e gli avvocati Gabriele Satta e Maurizio Capozzo hanno sempre sostenuto la necessità di classificare la tragedia come una morte bianca, un incidente sul lavoro.

Domani mattina, a distanza di oltre cinque mesi dal decesso, gli ispettori del lavoro della Asl di Olbia saranno a bordo dell’imbarcazione. Il personale specializzato dello Spresal non era mai stato coinvolto nelle indagini, per chiarire, ad esempio, quale fosse la posizione lavorativa del giovane (subito dopo il decesso agli investigatori venne detto che la vittima era in vacanza in Sardegna) e per verificare le caratteristiche della cabina, uno spazio angusto e senza oblò, dove Marchionni dormiva. 

L’armatrice Annalaura Di Luggo, proprietaria dello yacht Gravia, è stata intanto iscritta nel registro degli indagati della Procura di Tempio per la morte di Giovanni Marchionni, si tratta di un atto dovuto, necessario per nuove importanti attività tecniche sulle batterie ausiliarie dello yacht Gravia, dalle quali si sarebbe sprigionato il gas che ha ucciso il ragazzo. 

Annalaura Di Luggo è assistita dagli avvocati Giampaolo Murrighile e Sebastiano Giaquinto. 

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