Oggi, davanti alla croce innalzata su uno scoglio di fronte alle Bocche di Bonifacio, Santa Teresa Gallura ha ricordato Giovanni Alberto Bechi Luserna, ufficiale dei paracadutisti ucciso il 10 settembre 1943. Alla cerimonia ha partecipato la vicesindaca Samanta Coppi, con militari in servizio a Santa Teresa e una rappresentanza arrivata da Macomer insieme alla comandante del Battaglione del 5° Reggimento Genio Guastatori, Irene Carta. La corona è stata benedetta dal parroco emerito di San Pasquale, don Luigi Iannone.

Bechi Luserna, 38 anni, era un ufficiale di carriera del Regio Esercito. Aveva maturato esperienza nei reparti coloniali e, durante la guerra, era passato ai paracadutisti. Con la Folgore combatté in Nord Africa e partecipò alla battaglia di El Alamein. Tornato in Italia, fu nominato capo di Stato maggiore della Divisione Nembo, allora schierata in Sardegna.

La sua storia si incrociò con il caos seguito all’armistizio dell’8 settembre. Mentre i tedeschi si ritiravano verso la Corsica, una parte dei paracadutisti della Nembo decise di seguirli, disobbedendo agli ordini dei comandi italiani. Bechi Luserna cercò di fermarli. Il 10 settembre raggiunse la zona di Macomer, dove incontrò un posto di blocco formato da uomini della stessa divisione. Il confronto degenerò e l’ufficiale venne ucciso a colpi d’arma da fuoco. Le testimonianze successive non hanno mai chiarito in modo definitivo chi esplose i colpi mortali.

Il corpo fu poi trasportato verso il nord Sardegna e portato fino a Santa Teresa Gallura. Secondo le ricostruzioni del dopoguerra, venne gettato nelle acque delle Bocche di Bonifacio, dalla scogliera secondo alcuni in mezzo al canale secondo altri. Non fu mai ritrovato. Alla memoria di Bechi Luserna venne conferita la Medaglia d’oro al valor militare. Sullo scoglio resta oggi una croce, a ricordo di una vicenda che racconta la lacerazione dell’Italia dopo l’8 settembre. Un ufficiale reduce da El Alamein, ucciso da militari italiani e rimasto senza tomba.

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