Più sorveglianza per le aree marine protette: a Porto San Paolo istituzioni e associazioni a confronto
L’obiettivo è costruire un modello di sorveglianza che rafforzi la prevenzione, migliori l’osservazione sul territorio e faciliti la segnalazione delle infrazioniPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Le Aree Marine Protette esistono per difendere il mare, ma senza una sorveglianza efficace rischiano di restare solo confini sulla carta. Se ne è parlato nel primo Workshop Interforze sulla sorveglianza accessoria delle AMP, promosso da Worldrise e ospitato a Porto San Paolo.
L’incontro, al quale sono intervenuti rappresentanti delle amministrazioni locali, delle AMP di Capo Testa - Punta Falcone, Tavolara – Punta Coda Cavallo e Capo Caccia Isola Piana, delle Compagnie Barracellari, del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, della Protezione Civile di Capo Ceraso, della Guardia Costiera Ausiliaria e delle associazioni di Guardie Ambientali di Santa Teresa Gallura, ha messo in luce la difficoltà di garantire controlli continui in un contesto di crescente pressione antropica. L’obiettivo è costruire un modello di sorveglianza che rafforzi la prevenzione, migliori l’osservazione sul territorio e faciliti la segnalazione delle infrazioni, sempre in pieno coordinamento con la vigilanza istituzionale. Al tavolo Augusto Navone (Fondazione IMC), Alessandro Ciccolella (Consorzio di Gestione di Torre Guaceto), Roberta Canu (SPS Srl) e il team di Worldrise, hanno condiviso esperienze operative e linee guida per la formazione delle future Guardie Ambientali Marine. Percorsi strutturati, competenze giuridiche di base, conoscenza delle AMP, capacità relazionali e attenzione alla sicurezza emergono come elementi fondamentali per rendere la sorveglianza accessoria uno strumento davvero efficace e riconosciuto. «Proteggere il mare significa renderlo realmente difeso», ha sottolineato Mariasole Bianco, Presidente di Worldrise. «Facilitare il dialogo tra tutti gli attori coinvolti è essenziale per una gestione efficace delle Aree Marine Protette».Il percorso avviato guarda ora al futuro: a partire dal 2026 Worldrise punta a sviluppare azioni pilota per un modello di sorveglianza accessoria certificato, istituzionale e replicabile a livello nazionale, in linea con la strategia 30x30 per tutelare in modo efficace almeno il 30% dei mari entro il 2030.
