C’erano anche Lu traicogghju e la Fuglietta, spiriti maligni dall'aspetto zoomorfo, seguiti dall'anima inquieta de La reula e dalla Filugnana, misteriosa filatrice vestita di nero, gobba e col volto coperto, insieme alle altre cinque maschere dell'antico carnevale gallurese. Per festeggiare la ricorrenza, alla scuola primaria di Santa Maria a Olbia, sono arrivate “li mascari brutti”, maschere inquietanti, le più antiche della tradizione gallurese, entrate tra i banchi con il progetto La mascara gadduresa di Calangianus, con l'obiettivo di promuovere (e ricostruire) le maschere arcaiche utilizzate in Gallura.

L'iniziativa, promossa dalle insegnanti e sostenuta dalla dirigente dell'istituto, Caterina La Rosa, è stata anticipata da un lavoro interdisciplinare che ha introdotto gli alunni alla conoscenza delle maschere antiche e di quelle più recenti nate dalla rilettura dei miti galluresi. Alla vista della "musca maghedda”, rappresentata come una mosca di grandi dimensioni (riconducibile alla zanzara anofele, causa della malaria), la scolaresca ha recitato il tipico scongiuro in gallurese, unico antidoto alla morte dell’insetto portatore di devastazione, imparato a memoria nei giorni precedenti.

«Torniamo a casa con il cuore pieno di gioia: l'accoglienza e l'affetto dei bambini ci danno il desiderio di proseguire nel nostro percorso di divulgazione della nostra cultura», ha commentato la presidente dell'associazione La mascara gadduresa, Alessandra Giagheddu. «La felicità vista negli occhi degli alunni, che porteranno nel cuore un'esperienza unica, ci ha ripagato del lavoro realizzato con passione ed entusiasmo», dicono le insegnanti coinvolte nel progetto, sottolineando la sensibilità del terzo circolo didattico olbiese verso le tradizioni e la cultura dell'Isola.

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