Va in scena questa sera a Olbia, nell’ambito della rassegna “Sul filo del discorso”, lo spettacolo “Sos Sinnos”, di e con Giovanni Carroni, prodotto da Bocheteatro. Tratto dal romanzo dell’antropologo Michelangelo Pira, pubblicato postumo nel 1983, lo spettacolo vanta oltre cento repliche e sarà l’occasione per ricordare la figura di Bachisio Bandinu, al quale si deve il ritrovamento, la raccolta e il riordino dei materiali dell’opera.

«Il vuoto lasciato da Bachisio Bandinu, uno degli ultimi intellettuali sardi, che ha raccolto e sviluppato l’importante lascito culturale di Pira, è incolmabile», afferma Carroni, che in scena restituisce “sos sinnos”, i segni, alla dimensione viva della parola. La tradizione orale, il lavoro dell’attore, il ritmo e l’emozione trasformano la scrittura in un’esperienza capace di coinvolgere il grande pubblico.

La semiotica entra così nel linguaggio dello spettacolo in una forma accessibile, fatta di parole, gesti, suoni e immagini. In “Sos Sinnos” la lingua smette di essere soltanto uno strumento per comunicare e diventa memoria, appartenenza, identità. “Sos Sinnos, a mio parere, resta, con “Pro cantu Biddanoa” di Benvenuto Lobina, il romanzo più bello della letteratura sarda», afferma l’attore, che nella sua lunga carriera ha attraversato teatro, cinema e televisione. “Con Pira condivido l’esperienza della frattura vissuta a scuola con la lingua ufficiale, quella statale, imparata a discapito di quella della “comunità”, citando la traccia della sua fondamentale opera, La rivolta dell’oggetto”.  Il testo di “Sos Sinnos” diventa uno strumento per interrogarsi sul presente. A distanza di decenni, molte domande non sembrano affatto superate. “È forse questo il significato più profondo di un’opera che, nata da una riflessione di anni fa – prosegue Carroni – continua ancora oggi a porre domande straordinariamente attuali. Bitti e la comunità diventano il punto di partenza di un racconto che parla di una terra precisa, ma che riesce a interrogare temi universali: l’identità, l’appartenenza, la perdita delle proprie radici, il bisogno di autonomia culturale. La parola, quella parola nata dentro una comunità e tramandata attraverso “sos contos”, torna a essere protagonista”. Fin dall’esordio, lo spettacolo è stato pensato come un progetto “teatral-sonoro”, “nel quale i testi tratti dal romanzo di Michelangelo Pira entrano nella musica, la seguono e ne sono indipendenti, costituendo un arricchimento semantico del linguaggio musicale”. Fondamentali, dunque, le musiche di scena. “Sono state sviluppate con Mauro Mibelli, e Omar Bandinu per la parte elettronica – spiega Carroni –. Anche la presenza dei Tenores di Bitti “Mialinu Pira” è una componente narrativa imprescindibile dello spettacolo. In particolare, i Tenores offrono soluzioni sonore che accompagnano il pubblico alla scoperta delle singole voci, che diventano strumento musicale”. L’appuntamento è alle 21.30 nella Piazza dello Scolastico. L’ingresso è gratuito.

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