Nostra Signora del Monte contesa, il caso della chiesetta di Golfo Aranci arriva in Vaticano
Il santuario è in ballo tra il parroco con la Diocesi di Tempio Ampurias e il Comitato omonimo, che ha scritto al Dicastero per il cleroPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La chiesa campestre Nostra Signora del Monte, a Rudalza, sbarca in Vaticano. Al centro di una contesa per la sua custodia e l'organizzazione della festa dedicata alla Madonna di Bonaria, il santuario risalente al XVIII secolo è in ballo tra il parroco con la Diocesi di Tempio Ampurias e il Comitato omonimo che, oggi, ha scritto al Dicastero per il clero. Oggetto della missiva: richiesta di chiarimento canonico e di tutela della corretta distinzione tra ambito ecclesiastico e civile in relazione a dichiarazioni pubbliche e atti posti in essere dalla diocesi di appartenenza.
La Curia vescovile, ieri, è intervenuta per confermare la posizione assunta dal parroco della chiesetta che sovrasta il mare di Golfo Aranci, don Dario D'Angelo, e dal sindaco del paese gallurese, Giuseppe Fasolino, i quali, galeotto un vandalico ai danni del luogo di preghiera, oltre a condannare il gesto, avevano espresso contrarietà al riconoscimento di «soggetti nuovi nati senza la preventiva condivisione di parroco e di amministrazione comunale». Così anche il vescovo, monsignor Roberto Fornaciari, che accordando «piena fiducia alle due autorità preposte alla comunità di Golfo Aranci», rimarcava che «nessun comitato incaricato dei festeggiamenti della Madonna o dei Santi può essere riconosciuto dall'autorità ecclesiastica senza l'approvazione del parroco». Il Comitato Nostra Signora del Monte, costituito circa un mese fa, non ci sta, rivendica la sua «legittimità giuridica per effetto dell'articolo 36 del Codice civile» e scrive al Dicastero per il clero «con l'unico intento di ristabilire chiarezza, serenità e corretta comprensione dei rispettivi ruoli a beneficio dell’unità della comunità dei fedeli».
Un tentativo di dialogo e collaborazione, dice il vicepresidente del Comitato, Franco Tedde, «già messo in atto in occasione della costituzione dell'organismo con l'invio della comunicazione formale alla Curia vescovile». Costituito con lo scopo di custodire e tutelare la tradizione storica legata alla Madonna del Monte e di curare gli aspetti organizzativi civili delle celebrazioni religiose, oltre alle strutture e ai beni connesse al sito, il Comitato, nell'atto di costituzione, specifica che «ogni iniziativa dovrà avvenire previa intesa scritta, fermo restando il rispetto delle attribuzioni e delle autorizzazioni dell’autorità ecclesiastica competente, al fine di evitare iniziative unilaterali non condivise». Il Comitato, prima di rivolgersi al Vaticano, aveva già interpellato la Curia della Diocesi chiedendo di prendere posizione ufficiale in ordine la sua legittimità e di «valutare l'adozione di opportuni provvedimenti affinché il parroco si astenga dal rendere dichiarazioni pubbliche che possano ostacolare o pregiudicare l'attività del Comitato».
