L’Area Marina Protetta di Capo Testa–Punta Falcone entra nella fase operativa del progetto europeo MAB (Man and Biosphere). Nei giorni scorsi si è svolto un incontro con gli operatori della pesca professionale per avviare il monitoraggio dell’attività nelle Bocche di Bonifacio. «C’è stata una buona partecipazione», ha commentato il direttore Yuri Donno, spiegando che ai pescatori è stata chiesta la disponibilità a collaborare alla raccolta dei dati, ottenendo una risposta positiva.

L’obiettivo è colmare una carenza storica di informazioni su pesca e pescato. «Per comprendere meglio – afferma Donno – le attività da realizzare in futuro, come Area Marina Protetta, e per regolamentarne in modo positivo la gestione; per capire se le azioni intraprese stanno funzionando e, nel caso, migliorarle anche in funzione del miglioramento dell’attività dei pescatori». Pescatori che saranno protagonisti del monitoraggio, fornendo dati su specie catturate, zone di pesca, peso, lunghezza, presenza di specie aliene e non; dati utili per calcolare lo “sforzo di pesca”, cioè la pressione esercitata sulle risorse ittiche. «Quello del pescatore è un mestiere duro – aggiunge Donno – e vorremmo contribuire a migliorare la loro attività, cercare di stargli vicino, anche in vista del cambio generazionale». L’indagine, finanziata anche per le attività svolte dai pescatori, coinvolge chi utilizza nasse e reti e dovrebbe concludersi entro l’anno. Il progetto rientra nell’iniziativa transfrontaliera UNIT-MAB, che punta a creare una Riserva della Biosfera UNESCO tra Sardegna e Corsica, unendo diverse aree protette grazie ai fondi Interreg Italia-Francia Marittimo. I pescatori a strascico e quelli impegnati nella pesca al pesce spada con palangari pelagici partecipano invece al progetto Life Prometheus, iniziato tempo fa, dedicato alla tutela di squali e razze nel Mediterraneo, attraverso la sperimentazione di nuovi deterrenti per ridurre le catture accidentali.

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