“La Global Sumud Flotilla non è ferma, è in corso il recupero delle imbarcazioni andate alla deriva” a poco più di un mese dopo l'abbordaggio, da parte della marina israeliana, nelle acque al largo di Cipro mentre cinquantaquattro navi, con a bordo circa quattrocento attivisti e ottanta capitani, erano dirette a Gaza.

Gli ultimi aggiornamenti sulla missione umanitaria della Flotilla sono di Ilaria Mancosu che ha partecipato all'ultima spedizione pacifica salpata dalla Turchia, e ieri a Olbia, ha raccontato la sua esperienza durante l'incontro ‘Olbia contro il genocidio’, organizzato dal Presidio antifascista Terranova.

A bordo della barca Amazon, Mancosu, che ha vissuto a Olbia fino a diciotto anni, è salita insieme a dieci compagne di viaggio dopo una formazione durata undici giorni per “prepararsi ad affrontare le eventuali difficoltà, dalla sicurezza alla gestione dello stress”. E dice: “Se ho avuto paura? Sì, una notte quando siamo stati intercettati a 200 chilometri da Gaza perché non si riusciva a capire quello che ci sarebbe potuto succedere”. Ma, continua Mancosu, “il fine per cui si naviga, che è tenere accesi i riflettori su Gaza, relativizza paura e tentennamenti e unisce i partecipanti”.

A testimoniare l'esperienza della missione a terra, invece, anche il fotografo di Guspini, Filippo Boi, che ha raccontato il suo contributo alla missione umanitaria scegliendo di documentare con le immagini la rotta dei volontari per portare aiuti in Palestina, tra censure e restrizioni. “Da subito, ci ha intimato di non scattare foto né ai militari né alla polizia, ho anche rischiato che mi sequestrassero la macchina fotografica”, racconta Boi.

In occasione dell'incontro, ieri è stato presentato anche l'ultimo report di Mediterranea saving humans, ong nata nel 2018 per salvare i migranti in mare. Presentato dal referente dell'organizzazione, Piero Righi, il rapporto ‘Mussafar Yatta, un laboratorio di pulizia etnica’ ha registrato le violazioni dei diritti umani compiute dai coloni israeliani ai danni dei palestinesi, in Cisgiordania nel 2025. Realizzato dall'osservatorio internazionale di Mediterranea with palestine con l'osservazione diretta e l’analisi delle testimonianze, il report ha registrato 2.999 violazioni nei 343 giorni di monitoraggio a fianco delle comunità palestinesi. In un'area di soli trentasei chilometri quadrati, abitati da circa tremila persone, sono state rilevate nove violazioni al giorno in media, con picchi di quaranta violazioni in ventiquattro ore. Nel corso dell'anno, sono state distrutte sessantadue case, colpite 166 volte le strutture delle attività dei palestinesi, distrutte decine di pozzi, stalle, servizi igienici e generatori di energia. All’erosione dello spazio vitale, si aggiungono gli episodi di violenza diretta: 150 aggressioni e 206 arresti. “I palestinesi - ha spiegato Righi - ci chiedono di raccontare le loro storie e ciò che subiscono quotidianamente ed è il motivo dell'origine di questo rapporto”.

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