Corpi senza vita recuperati in mare, migranti allo stremo per il freddo e la pioggia, donne morte durante la traversata verso Lampedusa. Sono immagini che resteranno impresse a lungo nella memoria dell’equipaggio della motovedetta SAR d’altura CP306 della Guardia Costiera, rientrata domenica scorsa a La Maddalena dopo due mesi di missione operativa nel Canale di Sicilia.

Impegnati nelle attività di soccorso coordinate dalla VII Squadriglia Navale delle Capitanerie di Porto, i militari hanno compiuto il drammatico intervento nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile quando, con la motovedetta sono intervenuti a circa 85 miglia a sud di Lampedusa, in area SAR libica, per soccorrere un barcone in gravissime difficoltà.

All’arrivo sul posto, i militari si sono trovati davanti a una scena impressionante: decine di migranti allo stremo, esposti per ore al freddo e al maltempo, e numerosi corpi senza vita a bordo dell’imbarcazione. Le condizioni meteo erano proibitive, con vento forte, pioggia battente e temperature attorno ai dieci gradi. I superstiti e le salme sono stati trasferiti sulla motovedetta e da quel momento è iniziata la lunga navigazione verso Lampedusa.

Durante il tragitto altre persone, tra cui diverse donne, non sono sopravvissute alle conseguenze dell’ipotermia. L’arrivo al molo Favarolo è avvenuto nel primo pomeriggio del 1° aprile. Tra i casi più gravi anche quello di un bambino, immediatamente trasferito al Poliambulatorio dell’isola.

Ad attendere l’equipaggio al rientro a Cala Gavetta c’erano il comandante della Capitaneria di porto di La Maddalena, Vittorio Vanacore, insieme ai familiari e agli amici dei militari.

A bordo della CP306 hanno operato il primo luogotenente e comandante Stefano Brigida, il capo di 3ª Classe Nicola Percudani e i sergenti Emiliano Carta e Antonello Salis.

Un’esperienza professionale e umana quella vissuta dall’equipaggio, di grande drammaticità. Per ore, nel cuore della notte e con il mare in condizioni estreme, i militari hanno continuato le operazioni di recupero e assistenza «mentre i corpi e le persone soccorse si accumulavano a bordo». Ogni spazio disponibile della motovedetta è stato utilizzato per accogliere i migranti recuperati dal mare, compresa la cabina dell’equipaggio, «pur di salvare il salvabile».

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