Punti d’acqua direttamente nelle isole dell’Arcipelago-Parco Nazionale, collegabili alle motopompe e utilizzabili dalle squadre antincendio anche quando i mezzi aerei non possono più operare. È la soluzione sulla quale il Parco di Maddalena ha iniziato a ragionare dopo il grave incendio che ha colpito Santa Maria.

A indicare questa prospettiva è il direttore, Yuri Donno, che richiama l’attenzione sulle difficoltà operative emerse durante il rogo e sulle differenti caratteristiche delle isole. «Non si tratta solo di Santa Maria, qui potrà succedere a Spargi, a Budelli, Razzoli: ognuna ha la sua caratteristica», sottolinea. Il nodo non riguarda soltanto lo spegnimento immediato delle fiamme. Un passaggio decisivo è infatti quello della bonifica, necessaria per evitare che il fuoco continui a covare nel terreno e riparta successivamente. Per questo, secondo Donno, occorre garantire una disponibilità d’acqua direttamente sul posto, senza dipendere esclusivamente dall’intervento dei Canadair. L’ipotesi non sarebbe quella di realizzare grandi bacini, ma sistemi più contenuti e distribuiti sulle diverse isole. «Potrebbe essere – spiega – fare dei piccoli artesiani su tutte le isole, in modo da avere delle colonnine che poi, collegate con le motopompe, possono garantirti comunque delle attività». Una soluzione pensata anche per consentire agli uomini di continuare a operare nelle ore in cui, per ragioni di sicurezza, i mezzi aerei devono interrompere i voli.

Il progetto è ancora in una fase preliminare e dovrà essere approfondito sotto il profilo tecnico e autorizzativo. Il direttore Yuri Donno anticipa infatti la necessità di un tavolo tecnico e di un coinvolgimento di più enti. Il Parco, assicura, farà la propria parte anche sul piano economico: «Se necessario mettere i soldi, mette i soldi. Ognuno farà la sua parte come è giusto che sia».

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