Prima gli ibridi di cinghiale, ora le capre. A Caprera l’emergenza ambientale cambia volto, ma non sostanza: la convivenza tra fauna selvatica e presenza umana resta una sfida aperta per il Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena. Negli ultimi anni gli abbattimenti hanno drasticamente ridotto una popolazione di ibridi che stava diventando «un grosso problema», spiega la presidente Rosanna Giudice.

Un intervento affiancato da tecniche di cattura e monitoraggio avanzate – telecamere, controlli mirati, operazioni anche sull’Isola Madre – reso necessario da animali sempre più confidenti con l’uomo, spesso attratti dal cibo lasciato dai turisti. «Alimentarli è un reato – ricorda – perché si abituano e possono diventare pericolosi». Ma il calo dei cinghiali ha prodotto un effetto inatteso: l’avanzata delle capre verso le zone abitate. A Stagnali e sull’isola di Spargi gli animali attraversano strade e anche il ponte che unisce le due isole, salgono sui tetti, addirittura sui tettucci delle auto – afferma la presidente – e sui muretti.

«Le segnalazioni dei cittadini sono continue e la priorità resta la sicurezza», sottolinea Giudice. Per ora l’abbattimento è escluso. Una direttiva ministeriale impone di chiarire prima l’origine genetica degli animali. Il Parco ha affidato ad Agris, con Università e Associazione allevatori, uno studio sul genoma, investimento da oltre 52mila euro. «Dobbiamo capire se appartengono a una razza tutelata. Solo dopo si potrà decidere, eventualmente per un trasferimento».

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