Dall’Ogliastra alla Baronia, ma sempre con quello spostamento anomalo su un breve tragitto da nord a sud che ha fatto mobilitare navi e aerei delle Forze armate italiane e della Nato. Il cargo russo Sparta IV è ancora lì, davanti alla costa orientale della Sardegna: dopo alcuni giorni trascorsi a “pendolare” tra Capo Monte Santo e Tortolì, da giovedì notte si è spostato a incrociare di fronte a Capo Comino. Sempre in acque internazionali e ancora scortata dal cacciatorpedieniere Severomorsk e dalla nave appoggio Kama, della federazione russa. 

La nuova zona di attività (a nord) della Sparta IV

Il “corriere della morte”: così è stata ribattezzata la Sparta IV che, ufficialmente, fa parte della flotta mercantile di Mosca ma che in realtà opera per conto del ministero della Difesa del Cremlino, da anni adibita al trasporto di armamenti, come certificato da studi degli analisti della Nato. 

Debole ipotesi maltempo

Non ci sono certezze sulle sue attività davanti alla Sardegna. Con il passare dei giorni sembra possa essere esclusa la necessità di trovare un riparo dalla tempesta nell’Atlantico che l’avrebbe attesa oltre Gibilterra, dove era diretta per poi puntare la prua verso Kalininigrad, exclave russa tra Polonia e Lituania. Sembra invece sempre più chiaro, invece,  che quella che sembrava una banale deviazione sulla rotta sia diventata la vera operazione. Il cui scopo, comunque, resta un mistero. 

Armamenti russi trasportati dalla Sparta IV

Le attività della flotta ombra sono controllate da giorni da fregate della Marina Militare italiana, da aerei spia della Nato e da un ricognitore della Guardia di Finanza.  Nella giornata di venerdì nel quo quadrante è comparso anche un Wc-135r Constant Phoenix, aereo americano che rileva la presenza di radioattività. Insomma: il movimento militare intorno alle navi russe è intenso. 

Lettera del Comipa a Crosetto 

E dopo le interrogazioni parlamentari a chiedere una spiegazione al ministro della Difesa Guido Crosetto arrivano anche i componenti civili del Comipa, il comitato misto paritetico sulle servitù militari: la lettera è firmata da Giovanni Aramu, Alessandra Berry, Domenico Cabula, Antonio Canu, Egidio Didu e Paolo Erasmo. Nel pieno delle loro funzioni scrivono al ministro (e per conoscenza, e solo con questo ruolo, alla presidente della Regione rimasta in silenzio sulla vicenda)  per avere «un quadro informativo generale sull’attività di monitoraggio in atto nell’area interessata, una valutazione di carattere generale circa l’eventuale presenza o assenza di profili di rischio per il territorio regionale e per le comunità locali  e indicazioni in merito alle modalità di informazione o coinvolgimento degli organismi civili consultivi, nell’ambito delle rispettive competenze».

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