L'Enel sfrutta il vento della Sardegna senza lasciare nulla in cambio, magari al sistema delle imprese. O meglio, qualcosa ha lasciato, un cimitero di torri eoliche nel bel mezzo del parco naturale regionale del Monte Arci. È pesante Mauro Pili, deputato sardo del Pdl, nell'interrogazione depositata ieri alla Camera (la seconda in 24 ore) sul tema caldissimo dell'energia. Il parlamentare parte dai rottami con vista sulla piana di Oristano per arrivare a chiedere al Governo, chiaro e tondo, «se gli impianti eolici a livello nazionale possano costituire base di negoziazione per la definizione di accordi bilaterali a favore delle grandi industrie energivore».

IL PRECEDENTE Il riferimento dell'ex presidente della Regione diventa lampante se si fa un piccolo passo indietro. Pili, nella sua penultima interrogazione, aveva denunciato che in Sardegna le grandi industrie energivore (Alcoa è l'esempio più noto in un lungo elenco) pagano l'elettricità il 76% in più della media nazionale. La causa viene indicata dal deputato - sulla base di fonti autorevoli come la Commissione europea - nel duopolio sardo dell'energia rappresentato dalla tedesca E.On (che ha fatto suoi gli impianti già di Endesa) e dell'italianissima Enel. Una sorta di cartello col solo obiettivo di far business, senza curarsi del fatto che chi produce in Sardegna ha condizioni di svantaggio. Dovute proprio ai costi energetici più elevati figli della mancanza di concorrenza. Da qui la richiesta al Governo: faccia pressing sui signori dell'energia per arrivare a un accordo bilaterale con la grande industria. A prezzi in linea con quelli europei. Una soluzione fortemente caldeggiata da Bruxelles, per esempio, per superare il caso-Alcoa.

IL “CIMITERO” Che il feeling con la Sardegna sia per Enel unilaterale, evidenzia Mauro Pili nella sua interrogazione ai ministri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico, è ben testimoniato anche «dal parco eolico nel territorio di Ales, Pau e Morgongiori, 34 torri eoliche per un totale di 10,8 MW. Enel, proprietaria degli impianti, costruiti nel 1999, avrebbe dovuto provvedere all'abbattimento, ma ancora non si sa quando inizieranno i lavori di dismissione». Un pugno in un occhio tra lecci secolari e lungo le vie dell'ossidiana, uno schiaffo per lo sviluppo turistico. Pili ricorda che «i motori degli impianti sono stati smontati, ma i grandi pali sono ancora piantati nel pregiato sito. L'Enel ha più volte dichiarato che l'impianto è rimasto in funzione sino a quando sono stati disponibili i ricambi. Di fatto, il paesaggio è compromesso». Le ricadute economiche? Il parlamentare del Pdl cita testualmente il sindaco di Morgongiori: «Questo parco non ha quasi mai funzionato e non ha assicurato il ritorno economico che era stato promesso, tant'è vero che il nostro Comune ottiene 3.500 euro all'anno per un'area estesissima. In dieci anni non è mai stata fatta la manutenzione necessaria. Alcune pale sono cadute e i tralicci sono tutti arrugginiti. Abbiamo avuto soltanto un danno economico e ambientale». Nell'interpellanza si citano anche i primi cittadini di Pau («L'Enel non può dimenticare di aver sottoscritto un contratto di locazione per trent'anni») e di Ales («Ciò che resta di quel parco è orribile»).

LE RICHIESTE Mauro Pili prende spunto dallo sconcio del Monte Arci per chiedere al Governo se non si intenda «promuovere un'indagine» sugli impianti eolici improduttivi nell'Isola, anche per verificare «quali incentivi siano stati utilizzati», a partire proprio dal parco del vento dimenticato tra Morgongiori, Ales e Pau. E, ancora, Pili chiede se «il Governo non intenda predisporre un progetto per utilizzare queste risorse alternativamente, per piano di incentivi destinati alle piccole e medie imprese e alle stesse utenze urbane al fine dell'efficienza energetica e ambientale, così come sta avvenendo in diversi Paesi europei». Ma la chiave di volta, nell'interrogazione di Mauro Pili, è un'altra: chi sfrutta il vento della Sardegna, deve essere riconoscente con l'economia di questa terra.

EMANUELE DESSÌ
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