Elmas, aeroporto ai saldi: lo scalo di Olbia valutato due volte e mezzo quello di Cagliari
Così risulta dalle stime economiche che stanno accompagnando la gestione unica sarda a guida privata, ma l’advisor della Regione ha espresso dubbiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sulle stime economiche sugli aeroporti sardi, valutazioni che stanno accompagnando la privatizzazione dello scalo di Cagliari e la contestuale costituzione di una holding unica di gestione con dentro anche Olbia e Alghero, emergono dubbi. A sollevarli l’advisor a cui la Regione ha dato l’incarico di studiare nei dettagli lo scenario che si prospetta per il trasporto aereo in Sardegna.
I rilievi
Oltre all’assenza dichiarata di interesse pubblico (l’operazione è considerata «un mero conferimento patrimoniale in una società mista a prevalente partecipazione privata»), l’advisor ha rilevato che «la metodologia» seguita per dare un prezzo agli scali dell’Isola «non può che implicare un’elevata incertezza, ponendo rilevanti problematiche di attendibilità e sostenibilità delle assunzioni sottostanti». Nel dettaglio, «l’esperto incaricato (di fare le stime) ha proceduto a una valutazione d’azienda basandosi esclusivamente sul metodo finanziario, attualizzando i flussi di cassa futuri (Dcf) per un orizzonte temporale pari alla durata della concessione aeroportuale (25 anni), senza prevedere alcun terminal value. Il valore (terminale) così ottenuto è stato assunto integralmente come valore economico della partecipazione». Da qui, appunto, le perplessità messe nere su bianco nella corposa consulenza, corredata da grafici e tabelle, per centinaia di pagine costate alla Regione «170mila euro», come scritto nell’accordo preliminare (Term sheet) adottato dalla Giunta il 16 marzo scorso. Lo scalo di Olbia è valutato due volte e mezzo quello di Cagliari (i dettagli sulle cifre nell’edizione odierna de L’Unione Sarda).
L’altro nodo
Sempre dall’analisi degli esperti si ricavano i timori sull’efficacia dell’operazione che sulla carta deve portare a una gestione integrata degli scali sardi, almeno secondo gli intendimenti di F2i e Regione stessa, risulta ancora dal Term sheet. Ma «almeno dai dati disponibili – scrivono gli esperti di Lca – il rischio è che l’operazione di concentrazione proposta dalla Cciaa possa andare incontro a limiti tali da ridurne sensibilmente anche il potenziale commerciale». La Cciaa è la Camera di commercio di Cagliari e Oristano, attuale azionista di maggioranza, con il 94,45%, di Sogaer, la società di gestione dello scalo del capoluogo. L’operazione che apre alla fusione degli aeroporti dell’Isola parte dalla cessione di quel pacchetto di quote a F2i Ligantia. In cambio l’ente camerale acquisirebbe il 40,5 della futura holding, dove anche la Regione vuole entrare con il 9,25%. Il fondo di investimento avrebbe il 50,25%, attraverso la NewCo Privati, di cui devono fare parte, sempre stando ai documenti ufficiali, anche Fondazione Sardegna e americani di BlackRock.
