Sono stati rinviati a giudizio, traditi da una traccia di Dna, i due giovani accusati di aver collocato, il 23 marzo 2007, un finto ordigno davanti alla sede dei vigili urbani di Decimoputzu. Il liquido biologico si trovava su un foglietto, recuperato accanto alla bomba fasulla dai carabinieri della compagnia di Iglesias e dall'artificiere del nucleo operativo di Cagliari. Ironia del destino su quel pezzo di carta, con evidenti errori grammaticali, c'era scritto "E trovatemi se c'e la fatte". I Ris di Cagliari alla fine li hanno trovati davvero, risalendo a Danilo Pilloni, cagliaritano di 21 anni, residente a Decimoputzu e Roberto Firinu, 20enne di Oristano, residente a Barumini, ma domiciliato a Decimoputzu. L'operazione è stata illustrata stamane a Cagliari, in una conferenza stampa, dal comandante della compagnia dei carabinieri di Iglesias Pino Licari, dal comandante dei Ris di Cagliari, Giovanni Delogu e dal comandante della sezione biologia dei Ris del capoluogo sardo Alessandro Mameli. I militari avevano trovato appeso alla porta d'ingresso dei locali della Polizia municipale anche un secondo foglietto dove era scritto, anche in questo caso con errori d'ortografia, "Questa è una vera bomba non fatte le carogne". Il falso ordigno, era composto da un orologio, un circuito di un computer, fili vari e una bottiglia con del liquido, ricoperta con un involucro. Pilloni e Firinu, denunciati a piede libero per minacce, sono stati rinviati a giudizio a maggio scorso, e sono ora in attesa di processo.
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