Dalla Regione 30mila euro agli under 40 per vivere in un paese, è scontro: «Pagare i giovani non servirà»
Critiche dei Riformatori sulla misura per contrastare lo spopolamento nei piccoli ComuniPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un contributo di 20mila euro destinato ai giovani sotto i quarant’anni che scelgono di trasferire la propria residenza in Sardegna per lavorare o fare impresa. Trentamila euro invece per chi decide di stabilirsi in un comune con meno di cinquemila abitanti.
Le decisione della Giunta regionale contenuta in una delibera approvata alcuni giorni fa raccoglie pareri favorevoli e contrari. Tra questi ultimi quello dei Riformatori Sardi che si esprimono con una nota firmata dal coordinatore regionale Aldo Salaris.
«La Giunta regionale annuncia lo stanziamento di 56 milioni di euro a contributi fino a 30.000 euro per chi trasferisce la residenza in Sardegna, sottraendo risorse a investimenti strutturali che potrebbero creare lavoro stabile, migliorare i servizi e rendere l’Isola davvero attrattiva. Noi siamo convinti che lo spopolamento si contrasti intervenendo sulle ragioni che spingono le persone a lasciare la Sardegna, non pagando perché qualcuno vi faccia ritorno».
«La scelta di destinare risorse così importanti a questo incentivo – spiega -, prima ancora di valutarne gli effetti concreti, solleva dubbi sulle priorità della Giunta e sull’efficacia della strategia adottata. C’è anche una questione di equità».
Secondo Salaris ad essere incentivati dovrebbero essere coloro che già vivono in Sardegna: «Infatti è chi ha scelto di restare in Sardegna, lavorare, fare impresa e investire nel proprio territorio che merita la maggiore attenzione. È necessario sostenere chi già contribuisce alla vita delle nostre comunità con politiche capaci di rafforzare l’economia locale. Per questo occorre affrontare le sfide strutturali, a partire dalla sanità. Allo stesso tempo, bisogna creare opportunità di lavoro stabile, superando la stagionalità che caratterizza il settore del turismo con investimenti nell’agricoltura e nell’allevamento, ma soprattutto con la valorizzazione del nostro patrimonio ambientale attraverso Forestas e il potenziamento dei cantieri forestali».
«C’è poi – conclude - la grande sfida di attrarre nuovi investimenti e investitori, lavorando su procedure amministrative più semplici, collegamenti efficienti e condizioni favorevoli per chi vuole fare impresa e creare lavoro duraturo. Non basta offrire 30.000 euro per trasferirsi in un paese sotto i 5.000 abitanti se mancano servizi, scuole, assistenza sanitaria e opportunità occupazionali. Il rischio è incentivare un trasferimento senza aver creato le condizioni per garantire una permanenza stabile».
(Unioneonline/A.D.)
