DAL NOSTRO INVIATO

ENRICO PILIA

Previsione azzeccata: «Fa più rumore una mia dichiarazione sul partito, o su un rivale politico, rispetto a concetti più elevati, magari sul futuro dei nostri ragazzi». Infatti, quel «Pdl così com'è non mi piace», sparato dal palco del teatro Garau, ha scosso il centrodestra. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha fatto tappa in Sardegna per incontrare i ragazzi del liceo De Castro e per parlare del suo ultimo lavoro letterario, ma non ha mancato di ripetere, con voce forte e chiara, le basi del suo pensiero: il rispetto delle regole, la legge elettorale da cambiare, la politica così distante dai giovani. Con una puntata, veloce ma colta dai consiglieri regionali in prima fila al teatro, sul caso Sardegna: «So che anche qui è cominciato il dibattito interno, non sono contrario, il partito è ancora in fase di rodaggio». Toccata e fuga, per il fondatore di An e (in buona compagnia) del Pdl: un paio d'ore per ribadire che «non tutto quello che si legge su veri o presunti dualismi è vero», riferimento non casuale al presidente del Consiglio, concetto passato ai ragazzi del liceo e ribadito al Garau.

L'ARRIVO Due i “comitati” di accoglienza, per il presidente della Camera: a Cagliari, soto la scaletta dell'aereo dell'Aeronautica, ad attenderlo c'erano i consiglieri regionali Ignazio Artizzu, Gian Franco Bardanzellu e Alberto Randazzo, tre fra gli undici dissidenti. Con loro, Fini si è trattenuto alcuni minuti. All'aeroporto di Fenosu, poco dopo l'atterraggio dell'elicottero militare, l'abbraccio col senatore Mariano Delogu e il capogruppo Mario Diana, assente il presidente della Regione Ugo Cappellacci perché impegnato a Bruxelles. La terza carica dello Stato ha poi raggiunto la palestra del De Castro, accolto da centinaia di studenti e dal preside, Guido Tendas.

IL CONFRONTO Il presidente della Camera ha risposto a tre domande degli studenti: la politica e i giovani, i tagli all'istruzione, il rapporto con la magistratura, questi i temi scelti dai ragazzi, con Fini abile soprattutto a non scivolare - da terza carica dello Stato - sull'ultimo quesito: «Mi riaggancio al concetto espresso questi giorni dal capo dello Stato: la democrazia è tale solo se in presenza del reciproco rispetto delle istituzioni». Le regole, la Costituzione, il rispetto dei ruoli, Fini ha ripetuto che senza questi princìpi «non ci sono le condizioni per un confronto democratico». Chiamandosi fuori dal chiassoso confronto («anche televisivo», ha detto) fra potere politico e giudiziario.

A TUTTO CAMPO Stimolato dalle domande dei giornalisti sul palco del teatro, Fini ha riaperto il dibattito interno al Pdl: «Il mio futuro è in questo partito, che ho contribuito a fondare, ma se mi chiedete se mi piace ( pausa ) la risposta potete immaginarla». Il compito della politica: «Deve destare l'interesse soprattutto dei ragazzi, che oggi hanno paura del loro futuro». Le tasse: «Sono d'accordo per tagliare in modo netto la spesa pubblica, ma tutti devono pagare le tasse, tutti». Però nessun taglio sulla sicurezza, la legalità al centro della composizione delle liste elettorali, la famiglia che per il presidente «è il miglior ammortizzatore sociale che ci sia». Se nulla ha voluto dire sulla clamorosa esclusione delle liste Pdl nel Lazio, Fini ha ribadito che «Internet è la vera rivoluzione sociale» e, appena avuta notizia del crocifisso che torna nelle aule, ha detto: «Ne sono lieto, la laicità nelle istituzioni non significa espellere a forza simboli universali come il crocifisso».
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