Case e ospedali di comunità senza personale: «Tanti edifici, nessun servizio. La Regione non ha un piano»
E dal 30 giugno con lo stop ai gettonisti l’intero sistema può andare in crisi. L’Usb: «Silenzio grave dalla Regione, nessuno spiega come far funzionare le nuove strutture. Servono assunzioni»(Ansa)
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Tanti edifici, ma nessun servizio per carenza di medici. E all’orizzonte un possibile affidamento ai privati, come già sta accadendo nelle altre Regioni.
È il rischio che corrono gli ospedali e le case di comunità in Sardegna, i due pilastri della riforma dell’assistenza sanitaria territoriale prevista dal Pnrr che, parola di Gianfranco Angioni (Usb Sanità Sardegna), rischia di trasformarsi nel più grande fallimento della sanità pubblica.
«Si inaugurano strutture mentre i reparti non riescono a garantire gli organici, in altre Regioni la carenza di personale ha già aperto la strada agli affidamenti ai privati, la Sardegna deve decidere se rafforzare la sanità pubblica o assistere al suo smantellamento». In sostanza, mentre si inaugurano le strutture e si rivendica il raggiungimento e il superamento degli obiettivi del Pnrr (64 case e 18 ospedali pronti rispetto ai target previsti di 50 e 13), «nessuno spiega con quali medici, infermieri e operatori socio-sanitari quelle strutture dovranno funzionare».
Questo è il vero nodo della riforma. Il sindacato ha chiesto formalmente alla Regione di rendere pubblici i modelli organizzativi, il fabbisogno di personale e gli organici previsti per le nuove strutture, ma «ad oggi non è arrivata alcuna risposta, ed è un silenzio grave» perché «non si possono investire milioni senza spiegare chi garantirà concretamente l’assistenza».
D’altronde negli ospedali sardi la carenza di personale è già una dura realtà: «Nei reparti continuano a mancare medici, infermieri e Oss, i posti letto sono insufficienti e il personale è sottoposto a carichi di lavoro insostenibili. Invece di assumere nuovi professionisti si chiedono sacrifici, è una continua gestione dell’emergenza senza programmazione».
E dal 30 giugno, con lo stop ai gettonisti, il sistema rischia di andare definitivamente in crisi perché i medici a gettone sono fondamentali per mantenere operative diverse attività nei pronto soccorso, nelle anestesie, nelle guardie ospedaliere. Mancano due giorni, e «se prima di quella data non ci saranno sufficienti assunzioni il sistema sanitario rischia di subire un ulteriore pesante contraccolpo», avverte Angioni. Un piano straordinario di assunzioni, secondo il sindacato, non è più rinviabile.
Usb richiama infine sulla situazione del Businco: «Da oltre un anno le attività chirurgiche sono state trasferite per consentire i lavori finanziati dal Pnrr e ancora oggi non esistono certezze pubbliche sui tempi del completamento degli interventi e della piena riattivazione delle sale operatorie. Anche questo dimostra quanto sia distante la narrazione ufficiale dalla realtà quotidiana vissuta da cittadini e operatori».
(Unioneonline)
