Campagna 'No elettroshock', la Asl 8:"Nessuna terapia del genere da 2 anni"
Nel servizio psichiatrico dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari "da oltre due anni non viene stata praticata alcuna terapia elettroconvulsivante".Lo precisa, attraverso una nota dell'ufficio stampa, la Asl 8 del capoluogo sardo contestando i dati diffusi oggi a Montecitorio da alcune associazioni e deputati durante il lancio della campagna 'no elettroshock', accompagnata anche da un'interrogazione al ministro Balduzzi. L'utilizzo di questa terapia, "che come detto è nullo da molto tempo, presuppone - spiega l'azienda sanitaria - indicazioni cliniche e normative ben precise, come la presenza di pazienti con gravissime depressioni farmacoresistenti con rischio elevatissimo di morte (per esempio per interruzione dell'alimentazione o suicidio)". Le notizie riportate sul Santissima Trinità "sono fuorvianti in quanto si lascia intendere - sottolinea ancora la nota - un utilizzo spregiudicato e diffuso della pratica che non corrisponde minimamente alla realtà, perlomeno quella della Asl 8".
Stamattina nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio lo psichiatra Cesare Bondioli aveva spiegato che la cosiddetta 'terapia elettroconvulsionante' è ancora praticata "in 9 strutture tra pubbliche e private convenzionate" (le strutture, riferisce, sono l'ospedale di Montichiari, di Oristano, il Santissima Trinità di Cagliari di Brunico e di Bressanone, oltre alla clinica psichiatrica dell'Universitaria di Pisa e a tre cliniche private, la casa di cura San Valentino di Roma, la Santa Chiara di Verona e la clinica Baruzziana di Bologna).
1400 CASI DAL 2008 AL 2011 - Per questo Psichiatria democratica, insieme a diverse altre associazioni, lancia la campagna 'no elettroshock', con un manifesto disegnato da Sergio Staino e gazebo e incontri nelle città italiane. "Le ultime revisioni scientifiche - ha detto Bondioli - ci dicono che l'elettroshock non ha alcun fondamento scientifico di efficacia" mentre, aggiunge il vicepresidente di Psichiatria democratica, Emilio Lupo, "la strada maestra per la cura di questi pazienti è la presa in carico globale da parte delle strutture territoriali, che sono sempre più private di mezzi". Si tratta, quindi, "di una battaglia di civiltà " cui si sono unite anche le deputate del Pd Delia Murer, Luisa Bossa e la radicale Maria Antonietta Farina Coscioni, che hanno anche presentato al ministro Renato Balduzzi una interrogazione, lo scorso luglio "cui ancora non abbiamo ricevuto risposta. Chiediamo - spiega Murer - di fare chiarezza sull'uso di questo metodo che a mio parere non rispetta la dignità della persona, anche per verificare se siano state seguite le linee guida dettate ancora nel '99. Ma ci chiediamo anche se non sia arrivato il momento di adottare diverse modalità o addirittura di rivedere la normativa".