Sale operatorie cantiere al Businco: «Cure negate ai sardi, non solo un lavoro in ritardo»
Dovevano essere pronte a giugno 2026: è ancora tutto in alto mare. Cgil, Fials e Cisl: «Ricoveri in Ginecologia scesi dell’11%, quelli in terapia del dolore del 28%. E ora altri interventi nel reparto sostitutivo»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Lavori in ritardo e cure negate. Non è solo una denuncia sulle lungaggini di un cantiere quella dei sindacalisti Carlo Marras (Fp-Cgil), Paolo Cugliara (Fials) e Guido Sarritzu (Fp-Cisl): la mancata realizzazione nei tempi previsti delle nuove sale operatorie del Businco (che fa capo all’Arnas Brotzu), secondo i rappresentanti dei lavoratori, sta avendo gravi conseguenze anche sulla qualità e quantità di assistenza ai malati oncologici.
La consegna era prevista per il 30 giugno scorso. Ma nell’ospedale di via Jenner, a Cagliari, lavorano solo gli operai della ditta d’appalto. E il cronoprogramma non è rispettato.
Nel frattempo, sostengono i sindacalisti, «i dati ufficiali sui ricoveri restituiscono un quadro che merita risposte. Tra il 2024 e il 2025, i ricoveri della Ginecologia del Businco sono scesi da 394 a 348 (-11,7%), mentre quelli della Terapia del dolore sono passati da 1.317 a 946 (-28,2%). Numeri che, da soli, non dimostrano un rapporto diretto con la chiusura delle sale operatorie», sottolineano, «ma che non possono essere liquidati come semplici variazioni statistiche. Soprattutto in un ospedale oncologico di riferimento regionale».
La domanda posta da Marras, Cugliara e Sarritzu «è inevitabile: dove sono finiti i pazienti che prima trovavano risposta al Businco? Sono stati trasferiti in altre strutture pubbliche o private? Hanno dovuto rivolgersi fuori regione? Hanno subito rinvii o rinunciato alle cure?».
E mentre le nuove sale dell’Ospedale oncologico restano ferme, si profila un'altra incognita: «L'eventuale avvio, nei primi mesi del 2027, di lavori nella piastra operatoria del San Michele, dove è stata trasferita parte dell'attività» non più coperta al Businco. «Se anche queste sale dovessero essere interessate da interventi, dove verranno garantiti gli interventi oncologici? Quale piano ha predisposto l'Arnas per evitare un'ulteriore contrazione dell'attività chirurgica?»: queste le domande rivolte alla dirigenza dell’azienda sanitaria.
Il rischio, secondo Cgil, Fials e Cisl, è quello di una doppia penalizzazione: prima la chiusura delle sale del Businco senza che le nuove siano pronte, poi possibili limitazioni anche nel presidio che avrebbe dovuto assorbirne una parte dell'attività.
I sindacati chiedono di abbandonare gli annunci trionfalistici e rendere pubblici i dati su sedute operatorie programmate e svolte, interventi effettuati e rinviati, andamento delle liste d'attesa, attività trasferita al San Michele e prestazioni eventualmente spostate in regime ambulatoriale. «Occorre inoltre chiarire che fine abbiano fatto i pazienti che non risultano più tra quelli curati al Businco, quanti abbiano trovato assistenza altrove e quanti abbiano dovuto rivolgersi a strutture fuori regione».
