Pirri, via Principe Amedeo. Sabato non sarà un giorno qualunque. Per l’ultima volta la porta dell’ambulatorio di Pietrina Loche si aprirà su una sala d’attesa piena di voci, giochi, genitori con lo sguardo in cerca di rassicurazioni. Poi, da lunedì, il silenzio.

A 70 anni appena compiuti, dopo quarant’anni di onorato servizio, una delle pediatre più amate di Cagliari va in pensione. Non per scelta, non per stanchezza. Ma perché il tempo, e la burocrazia, hanno deciso così.

«Io sarei rimasta», dice senza esitazioni. «Perché non c’è un sostituto, ma soprattutto perché le famiglie me lo chiedono ogni giorno».

Oggi sono ancora circa 1200 i bambini affidati alle sue cure. È la pediatra massimalista di Cagliari, e molti genitori stanno rimandando la scelta del nuovo medico nella speranza, forse un po’ ingenua, che qualcosa cambi all’ultimo momento.

Pietrina Loche, 70 anni, nel suo ambulatorio pediatrico (Foto Fr. Melis)

La storia professionale di Pietrina Loche comincia lontano da Pirri, ma è qui che mette radici.

Due anni a Uta, nel 1986, poi il territorio pirrese e dintorni con l’apertura definitiva dell’ambulatorio nel 1989.

«Io desideravo fare la pediatra di base», racconta. «Anche se la mia strada sembrava tracciata diversamente: il professor Corda, il mio Maestro, mi voleva all’università. Avevo fatto tante cose per quel percorso».

Le porte, però, non si sono aperte. «E allora ho scelto la mia strada. Venivo dagli anni migliori della clinica Macciotta, mi sentivo forte. In teoria. In pratica è stato molto più difficile. La pediatria di base è durissima se non la affronti con determinazione».

Una sfida, prima di tutto, con se stessa. «Ma piano piano ho conquistato la fiducia di tutti».

Quarant’anni dopo, quella fiducia è diventata un legame che attraversa le generazioni.

«Oggi seguo i figli e perfino i nipoti dei miei primi pazienti. È una cosa che ti riempie il cuore». Un percorso condiviso con le famiglie, fatto di notti insonni, telefonate improvvise, visite fuori orario. «Abbiamo viaggiato assieme: io, i genitori, i bambini. Il riconoscimento del mio lavoro l’ho sentito tutto».

Il rammarico più grande riguarda la proroga. «Avevo chiesto di restare ancora a disposizione del territorio. Ad aprile 2025 avevo ricevuto una risposta ufficiale positiva». Poi, il caos. «Revoche, tempistiche poco chiare. Le proroghe vengono ritirate solo quando il territorio è coperto. Qui non lo è». E così sabato lo studio chiude.

Pietrina Loche, 70 anni, nel suo ambulatorio pediatrico (Foto Fr. Melis)

Tra i ricordi più indelebili ci sono i casi clinici che hanno segnato una carriera. «Una leucemia linfoblastica acuta. Oggi quella bambina ha 30 anni e sta bene». E poi un linfoma, più recente. «In queste malattie la tempistica è tutto».

Racconta una sera d’inverno, pioggia battente. «Una mamma che mai era stata apprensiva mi disse al telefono: “Mi sembra che…”. Sono andata a casa loro alle dieci di sera. Quando mi ha visto ha pensato che non sarei andata davvero se non lo avessi ritenuto importante. La mattina dopo ho mandato la bambina in ospedale. Mi hanno chiamata per dirmi che avevo ragione. Ho dovuto dirlo io alla mamma».

Un altro caso, più recente, un bambino che “apparentemente non aveva niente”. «È per questo che bisogna visitarli sempre, non pensare mai che i genitori esagerino. Quando una mamma o un papà dice “sta male”, va ascoltata, poi magari si smentisce, ma, ripeto, i bambini vanno visitati sempre».

Dietro il camice, una fede profonda. «Io sono molto credente. Penso che ci sia sempre qualcuno che ci aiuta in questo percorso». Qualche sera fa è rimasta sola in ambulatorio fino a tardi. «Ho ringraziato quella persona che sta più in alto di noi. Mi ha aiutata e guidata in questi anni».

Sabato sarà l’ultimo giorno. Ma gli abbracci, le lacrime, i messaggi di stima e la promessa con le sue famiglie e i suoi piccoli pazienti di rivedersi sono nell’aria già da qualche giorno.

«Ringrazio i miei pazienti», conclude. «So che tanti rapporti continueranno per sempre». Pirri, però, da lunedì sarà un po’ più sola e 1200 bambini, improvvisamente, senza la loro pediatra.

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