Cagliari sotterranea: apre per la prima volta la cava di S'Avanzada
Un luogo rimasto nascosto per secoli che diventa accessibile grazie a “Sentieri nel buio”Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Una fila insolita si snoda oggi lungo la salita dei Giardini Pubblici: sono tutti in attesa di scendere sotto terra, là dove per la prima volta si aprono le porte della cava di S’Avanzada. Un luogo rimasto nascosto per secoli che diventa accessibile grazie a “Sentieri nel buio. 50 anni di ricerca e divulgazione speleologica del Gruppo speleo archeologico Giovanni Spano”, iniziativa che celebra mezzo secolo di attività dell’associazione con il patrocinio della Regione e del Comune.
L’apertura straordinaria della cava, accessibile da via Ubaldo Badas, segna un momento storico: mai prima d’ora questo sito ipogeo artificiale era stato visitabile. Si tratta della più grande cava sotterranea di estrazione di materiale da costruzione presente in città.
«Abbiamo cominciato a visitarla negli anni Ottanta», racconta Diego Vacca, vicepresidente del Gruppo. «Ne vedremo poco più della metà: un lago blocca l’accesso agli altri ambienti, raggiungibili solo in immersione. Io l'ho fatta nell'89, quando ancora non ero speleosub. È stato abbastanza rocambolesco».
Il sito conserva molti misteri. Si pensa che il suo utilizzo risalga almeno al XIII secolo, con l’arrivo dei Pisani e la costruzione della città fortificata. «Potrebbe essere stata utilizzata in epoche più antiche, anche in periodo romano», spiega Vacca, sottolineando come le tecniche di estrazione siano rimaste pressoché immutate fino all’introduzione della dinamite, rendendo difficile una datazione precisa.
«Abbiamo iniziato le ricerche in Soprintendenza archeologica, ma non sono emerse tante informazioni», afferma l’archeologa Annalisa Colombu. «La zona delle nicchie è molto misteriosa: si potrebbe pensare ad una chiesa sotterranea degli albori della cristianità, però non c’è nessuna fonte scritta che ci riporti questa storia». A restituire l’impatto diretto dell’esperienza è lo sguardo del socio più giovane. «C’è tanta umidità e ti gocciola l’acqua addosso», racconta Emanuele Costantino Porru. 19 anni, «ma ha dei paesaggi, dei luoghi che valgono la pena».
Il programma prevede altre aperture straordinarie di siti ipogei artificiali: il Pozzo di San Pancrazio il 18 e 19 aprile e l’Acquedotto romano il 24 maggio. Dal 3 al 29 maggio sarà allestita una mostra fotografica dedicata alle esplorazioni del gruppo, arricchita da video e visori 3D per visitare virtualmente alcune cavità.
Non mancheranno momenti di approfondimento scientifico, con un convegno sullo stato della speleologia in Sardegna e le prospettive future, e una serie di seminari fino a dicembre in collaborazione con l’Università di Cagliari e le scuole. Tra le attività più attese il corso di speleologia in autunno, giunto alla sua quarantunesima edizione. «È un corso di primo livello, può partecipare chiunque», sottolinea Vacca. Un’occasione, dunque, per scoprire un patrimonio nascosto che emerge dal buio solo per un giorno: la cava sarà visitabile fino alle 20, con ingresso libero.
