Vivono a Sa Scafa in una casa cantoniera da 36 anni. E nel tempo l’hanno curata e sistemata. Ma non hanno mai avuto alcun tipo di autorizzazione. E così oggi due anziani di 74 e 72 anni, rischiano lo sgombero forzato e di perdere il luogo in cui hanno trascorso una vita. È la vicenda umana al centro della sentenza del Tar della Sardegna, che ha respinto il ricorso presentato da due occupanti contro l’ordinanza con cui Anas aveva disposto il rilascio di una vecchia casa cantoniera in via dei Calafati, nell’area della viabilità che un tempo faceva capo alla strada statale 195.

Il Tar ha confermato la legittimità dell’ordine di sgombero di Anas, che imponeva ai due anziani di lasciare la casa entro 30 giorni. I due vivevano nell’immobile da oltre 36 anni e sostenevano di averlo ristrutturato nel tempo, rendendolo abitabile e mantenendolo in buone condizioni.

Il 15 aprile scorso, i giudici avevano sospeso temporaneamente lo sgombero, considerando l’età dei ricorrenti, le loro condizioni di salute e il fatto che quella fosse la loro unica abitazione. Con la sentenza pubblicata il 14 ottobre, però, il Tar ha respinto il ricorso, riconoscendo il diritto di Anas a recuperare l’immobile.

Al centro della controversia c’era la natura giuridica della vecchia casa cantoniera di via dei Calafati, nell’area della viabilità che un tempo faceva capo alla strada statale 195. Secondo il Tar, questi edifici restano beni demaniali finché non vengono formalmente esclusi dal demanio. La trasformazione di Anas in società per azioni, quindi, non ha fatto venir meno i poteri di cui dispone per recuperarli in caso di occupazione senza titolo.

I giudici hanno inoltre escluso che i decenni trascorsi nell’abitazione e i lavori eseguiti potessero consentire ai due di acquisirne la proprietà per usucapione. Respinte anche le contestazioni sulla mancata comunicazione di avvio del procedimento e sull’assenza di indicazioni circa la futura destinazione dell’immobile: per il Tribunale, una volta accertata l’occupazione senza titolo, Anas aveva il dovere di recuperare il bene.

Quanto al termine di 30 giorni concesso per lasciare la casa, il Tar ha ritenuto che non fosse, di per sé, sproporzionato, anche alla luce del tempo trascorso dopo la sospensione cautelare del provvedimento.

La decisione chiude così, almeno in primo grado, una vicenda che coinvolge due persone anziane e fragili, per le quali quell’immobile rappresenta l’unica soluzione abitativa. Le spese processuali sono state compensate tra le parti, in considerazione della particolarità del caso.

«Faremo ricorso al Consiglio di Stato», annuncia Francesco Scifo, legale dei due anziani. «Uno dei miei assistiti versa in precarie condizioni di salute e l’immobile è stato mantenuto in buone condizioni. In altri casi, dopo gli sgomberi, gli immobili sono stati lasciati in stato di abbandono».

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