Cagliari, lotta alla violenza di genere: piano per l’educazione sessuale nelle scuole e nei quartieri
Arriva in consiglio comunale il progetto firmato da 21 consiglieri della maggioranza per portare percorsi emotivi e relazionali nelle classi e nei luoghi di aggregazionePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Portare l'educazione relazionale, affettiva e sessuale al centro delle politiche educative e sociali di Cagliari. È l'obiettivo della mozione presentata il 22 ottobre al Consiglio comunale e sottoscritta da 21 consiglieri di maggioranza (prima firmataria Paola Mura, Progressisti, presidentessa della commissione Pubblica istruzione), che chiedono al sindaco e alla giunta comunale di promuovere un programma strutturato di interventi rivolti soprattutto alle giovani generazioni.
La proposta parte da un principio preciso: «La costruzione di relazioni fondate sul rispetto reciproco, sull'uguaglianza, sulla libertà personale, sulla consapevolezza dei propri confini e sul consenso» rappresenta un elemento fondamentale per la crescita e il benessere di bambini, ragazzi e adolescenti.
L'iniziativa intende superare una concezione dell'educazione sessuale limitata alla sola informazione biologica, affrontando anche temi come la gestione delle emozioni, il consenso, l'autonomia corporea, la parità di genere, il rispetto delle differenze, la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili e il riconoscimento delle situazioni di abuso e violenza.
Uno dei passaggi più importanti della mozione riguarda il rapporto tra educazione affettiva e sessuale e istituzioni scolastiche. I consiglieri chiedono di promuovere percorsi educativi nelle scuole, ma precisano che gli interventi dovranno essere realizzati «nel rispetto della loro autonomia e della normativa vigente». Il documento richiama la legge del 9 giugno 2026, entrata in vigore il 7 luglio, che ha introdotto nuove disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico. In particolare, la norma esclude per le scuole dell'infanzia e primarie le attività didattiche con temi attinenti alla sessualità. Per gli studenti minorenni delle scuole secondarie, invece, è previsto il consenso informato preventivo dei genitori per la partecipazione ad attività extracurricolari o di ampliamento dell'offerta formativa che riguardino questi argomenti.
È proprio alla luce di queste disposizioni che la mozione sottolinea la necessità di valorizzare anche gli spazi di intervento che restano nelle competenze degli enti locali. Il Comune, infatti, può promuovere iniziative educative, sociali e di prevenzione attraverso i propri servizi e le attività extrascolastiche, senza sostituirsi all'autonomia delle istituzioni scolastiche né derogare ai vincoli nazionali. Queste attività, spiegano i consiglieri, saranno potenziate per raggiungere un numero più alto di giovani. «La mozione intende impegnare l’amministrazione comunale nella diffusione di una cultura del rispetto, della consapevolezza di sé e delle relazioni sane, comprendendo i piani dell’affettività e della sessualità», dichiara Mura, «vuole farlo tramite la promozione di interventi e progetti educativi da attuarsi sia nelle scuole che in contesti educativi e di aggregazione sociale extrascolastici, ovviamente nel rispetto della norma: noi non intendiamo certo aggirare le leggi, le leggi si rispettano e casomai se ne contestano aspetti e natura (non a caso c’è una proposta di referendum in corso), ma nel frattempo, fin tanto che sono in vigore, il loro rispetto è sacrosanto. Promuovere iniziative di educazione sessuo affettiva», conclude, «significa contribuire a diffondere questa cultura, nella speranza che più persone possibile possano essere sensibilizzate».
La proposta punta quindi a estendere gli interventi anche al di fuori degli istituti scolastici. I consiglieri chiedono di promuovere iniziative nei centri di aggregazione giovanile, nelle biblioteche, all'Informagiovani, nei servizi sociali, nelle associazioni sportive e culturali e attraverso l'educativa di strada. L'obiettivo è raggiungere anche quei ragazzi e quelle ragazze che, per condizioni familiari o sociali, rischiano di rimanere esclusi dai percorsi di informazione e formazione.
A sostenere la proposta sono anche i dati richiamati nella mozione. Secondo l'indagine Istat citata dai promotori, circa 6 milioni e 400mila donne in Italia, pari al 31,9% della popolazione femminile tra i 16 e i 75 anni, hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita. Preoccupanti anche i dati di Save the Children sulle relazioni tra adolescenti, pubblicati nel febbraio 2026: un ragazzo o una ragazza su quattro dichiara di aver subito atteggiamenti violenti dal partner, il 36% riferisce di aver ricevuto un linguaggio violento e il 28% di aver subito pressioni per inviare fotografie o video intimi. Il 29% dichiara inoltre di essersi sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati. Numeri che, secondo i consiglieri che hanno proposto la mozione, confermano la necessità di investire sulla prevenzione, affiancando agli strumenti repressivi un lavoro educativo continuativo.
Per realizzare gli interventi, la mozione propone il coinvolgimento di figure professionali qualificate, tra cui psicologi, pedagogisti, educatori, pediatri, ginecologi, ostetriche e sessuologi. Prevista anche la collaborazione con i consultori familiari, i servizi sanitari, i centri antiviolenza, le associazioni impegnate nella tutela dei diritti delle persone Lgbtqia+ e delle persone con disabilità, oltre all'Università di Cagliari. Particolare attenzione viene riservata alla qualità dei soggetti coinvolti: la proposta chiede criteri trasparenti per la loro individuazione, basati su competenze ed esperienze comprovate, aderenza alle evidenze scientifiche e assenza di conflitti di interesse.
Nel dispositivo finale, i consiglieri chiedono all'amministrazione di tradurre la proposta in interventi concreti: la mozione si chiude con un ulteriore appello a sostenere iniziative per garantire alle giovani generazioni un'educazione alle relazioni, all'affettività, al consenso e alla sessualità «fondata su evidenze scientifiche, adeguata all'età, rispettosa dei diritti fondamentali e orientata alla prevenzione della violenza e delle discriminazioni». Il documento attende ora il via libera del consiglio comunale.
