Brotzu, siluro dei sindacati contro l’Arnas: «Eccellenze? Merito dei lavoratori snobbati, basta proclami»
Durissimo comunicato unitario di Fials, Cgil, Cisl e Uil: sotto attacco la direzione generale. «Proclami e conferenze stampa, intanto personale in fuga e incentivi al palo». Disertato il tavolo di confronto convocato senza preavvisoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L’occasione è data dalle le tensioni sul tavolo di contrattazione sul regolamento degli incentivi per le funzioni tecniche: convocato dalla direzione, è stato disertato. Ma c’è molto di più nella dura nota unitaria contro l’Arnas Brotzu firmata dai sindacati Cisl Fd, Cgil Fp, Uil Fp e Fials: una presa di posizione “politica” che mette nel mirino la gestione del primo ospedale della Sardegna e denuncia una situazione vissuta «dietro i proclami, dietro le conferenze stampa, dietro la narrazione pubblica dell'eccellenza».
Il tavolo saltato
Il confronto sugli incentivi, innanzitutto: Carlo Marras, Alessandro Floris
Fabio Sanna e Paolo Cugliara (in ordine di sigla), oltre ad alcuni componenti delle Rsu, non si sono nemmeno seduti al tavolo di contrattazione: «Non c’erano le condizioni per farlo», dicono «senza mediazioni diplomatiche che in questo momento sarebbero soltanto un'altra forma di complicità con chi sta trattando i lavoratori di questa Azienda come variabili di aggiustamento».
La documentazione su cui si doveva discutere «è arrivata meno di nove ore prima della riunione, al netto delle ore notturne. Meno di nove ore per analizzare un testo che tocca diritti, equilibri organizzativi, retribuzioni, responsabilità. Non è una svista. Nemmeno una questione di calendario. È un metodo. Ed è un metodo che comunica con precisione quale peso viene attribuito al confronto con chi rappresenta i lavoratori — e, attraverso noi, ai lavoratori stessi: rifiutiamo di prestare la nostra presenza come copertura formale a decisioni già scritte».
Secondo i sindacalisti «sono undici mesi che questa azienda costruisce una narrazione esterna mentre la realtà interna racconta tutt'altra storia. Undici mesi nei quali il personale ha continuato a lavorare — in corsia, in sala operatoria, nei laboratori, negli uffici — senza ricevere quanto già maturato in base al regolamento vigente. Undici mesi di incontri rinviati, di richieste rimaste senza esito, di impegni non tradotti in atti conseguenti. Undici mesi nei quali la direzione ha trovato il tempo e le parole per tutto, tranne che per riconoscere ai propri lavoratori ciò che era già loro dovuto».
Poi, all’improvviso, la convocazione sul nuovo regolamento «senza spiegare perché. Senza dire cosa non funzionava nel precedente e perché non si pagava il dovuto. Senza il tempo per capire cosa cambia e a vantaggio di chi». In realtà una scorsa alla proposta è stata data. Il commento dei sindacati? «La proposta presentata restringe l'ambito degli incentivi, modifica il rapporto tra ruoli e responsabilità, e lo fa in una fase in cui il personale è già al limite. Carenze di organico, criticità organizzative croniche, liste d'attesa operatorie in crescita. In questo contesto, si sceglie di intervenire sugli assetti delle funzioni tecniche con un testo consegnato a poche ore dalla convocazione. Non è gestione. È pressione».
L’affondo
Poi il salto di qualità nell’attacco alla direzione del Brotzu. I risultati che vengono rivendicati sui trapianti, sull'attività chirurgica, sulla risposta ai bisogni di salute di un'intera regione «sono il prodotto concreto, quotidiano, silenzioso di una filiera di migliaia di professionisti. Infermieri, tecnici, operatori, medici, amministrativi. E il termine filiera non è utilizzato a caso. Persone che hanno costruito, con competenza e con sacrificio, quella reputazione che oggi viene comunicata, raccontata, esibita. Quella reputazione appartiene a loro. È fatta della loro fatica». Come a dire: nessun prenda meriti che non ha. Che, anzi, crea la condizione per la quale gli stessi lavoratori «non ricevono da undici mesi quanto spetta loro. E non parliamo solo di incentivi per le funzioni tecniche. Parliamo di risorse destinate al personale che non sono state erogate nei tempi dovuti. Parliamo di istituti contrattuali previsti da accordi e normativa vigente rimasti inapplicati perché il confronto è stato nei fatti assente. Vengono convocati attraverso le loro rappresentanze con meno di una notte di preavviso per discutere modifiche che li riguardano direttamente. Vengono messi davanti a scelte urgenti in assenza di qualsiasi istruttoria condivisa. Dietro i proclami, dietro le conferenze stampa, dietro la narrazione pubblica dell'eccellenza, c'è questa realtà. Ed è inaccettabile».
La fuga
E c'è una conseguenza ulteriore: i professionisti se ne vanno. I sindacati parlano di «decine di dimissioni concentrate in un arco temporale ristretto, che coinvolgono non solo infermieri ma anche personale tecnico e amministrativo. Non è un incidente di percorso. È la punta di un iceberg che segnala da tempo un malessere profondo, ignorato troppo a lungo o affrontato con interventi parziali e tardivi». Non è solo questione di soldi, stando alla nota: «Si tratta di disparità di trattamento rispetto ad altre aziende sanitarie, di opportunità di crescita non sempre eque, di dinamiche gestionali che non riescono a fidelizzare, valorizzare e far crescere professionalmente chi ogni giorno garantisce l'assistenza ai cittadini. Personale sanitario, tecnico e amministrativo: senza di loro nessun sistema di cura regge, e nessun comunicato istituzionale ha senso». La risposta è arrivata con assunzioni a termine che «non contrastano la fuga: la accettano, la normalizzano. Formare personale per poi perderlo a vantaggio di altre aziende sanitarie significa sprecare risorse pubbliche».
Le richieste
Le organizzazioni sindacali chiedono:
- La liquidazione immediata di tutte le spettanze maturate in base al regolamento vigente
- La sospensione di qualsiasi iter sul nuovo regolamento fino alla definizione delle questioni pregresse
- Tempi reali e documentati per l'analisi di ogni proposta modificativa
- Un confronto strutturato, con atti formali e impegni verificabili, sulle ricadute organizzative
- Un piano serio, non emergenziale, per il contrasto alla perdita di personale, che parta dalla stabilizzazione e arrivi alla valorizzazione economica e professionale
- Il rispetto delle relazioni sindacali come condizione non negoziabile, non come concessione occasionale
