Le Acli esprimono piena solidarietà alla comunità islamica cittadina e all’imam Mehrez Triki per il grave episodio che ha interessato la moschea del quartiere Marina.

«Non c'è nessuna giustificazione per atti come questo. La violenza contro un luogo di culto, oltre ad essere un atto che mette a rischio l'incolumità delle persone, è una bestemmia per chiunque abbia una fede – dichiara Mauro Carta, presidente delle Acli della Sardegna –. Il livello di violenza verbale usato da certe frange politiche estreme è sempre più alto e dalle parole è facile passare poi ai fatti: questo non contribuisce a rendere migliori le nostre vite ma alimenta scontri e violenze. La costruzione di comunità in cui vivono persone di varie fedi e varie culture è un processo che va seguito, fomentare la violenza non servirà a nulla».

«È evidente che oggi, nella nostra società multiculturale, possano esistere problemi, tensioni e difficoltà, anche legati alla gestione dei flussi migratori e ai processi di integrazione – dichiara Giacomo Carta, presidente delle Acli provinciali di Cagliari –. Ma davanti alle paure e alle incomprensioni la chiave per una convivenza serena è far prevalere il dialogo, la responsabilità e il rapporto umano diretto tra le persone. Se dovesse essere confermata la natura dell’atto incendiario, quanto accaduto rappresenterebbe un segnale allarmante, che non possiamo sottovalutare».

«In un tempo segnato da tensioni sociali, conflitti e crescenti fenomeni di intolleranza, è necessario riaffermare con forza che la diversità religiosa non è una minaccia ma una ricchezza – sostiene Gianluca Mastrovito delegato delle Acli nazionali alle politiche immigrazione e accoglienza –. La sicurezza delle comunità passa anche dal riconoscimento e dalla tutela dei loro spazi di aggregazione e di culto».

(Unioneonline/A.D)

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