Sale ancora e supera i 300 milioni l’investimento pubblico sullo scalo di Cagliari, dopo gli ultimi 56 accordati da Sogaer ed Enac attraverso il contratto di programma 2025-2028 sottoscritto ai primi del mese. Una garanzia sul diritto alla mobilità nel capoluogo dell’Isola. Nulla quaestio, sarebbe il commento. Se non fosse che la Camera di commercio di Cagliari e Oristano, azionista di riferimento dello scalo con il 94,4% detenuto nella società di gestione Sogaer, dal 2023 gioca alla privatizzazione malgrado il parere contrario di Corte dei Conti e Autorità nazionale dell’Anticorruzione (Anac). Idem l’Enac stesso, da Ente per l’aviazione civile qual è. Sul livello locale le frizioni non sono da meno.

Che altri 56 milioni di risorse pubbliche vadano ad avvantaggiare un operatore privato, in questo caso il fondo Ligantia F2i candidato a prendere Cagliari dopo Alghero e Olbia, fa schiumare di rabbia la Cgil sarda. Arnaldo Boeddu, segretario generale di Filt, prima ragiona in termini complessivi: «È inaccettabile privatizzare uno scalo che sviluppa dieci milioni di utili e supera i cinque milioni di passeggeri». Ma la scelta stride ancora di più se «si considerano gli ulteriori 56 milioni di investimenti sino al 2028».

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