«Non so niente della letteratura di oggi. Da tempo gli scrittori miei contemporanei sono i greci». È il pensiero di Jorge Luis Borges sul valore eterno dei classici. Le parole dello scrittore argentino vengono in mente per l’addio al professor Giovanni Antonio Runchina morto all’età di 88 anni. Ha formato, nel ruolo di docente di Latino e Greco, generazioni di studenti all’Università di Cagliari. Al Liceo classico Dettori ha insegnato le stesse discipline con amore, passione e grande puntiglio.

Tanti allievi lo hanno ricordato sui social con rimpianto e nostalgia. Amava i classici e amava profondamente trasmettere le sue conoscenze ai giovani.

Sull’Unione Sarda per tanti anni, dopo la seconda prova di Greco o Latino alla Maturità, è stata pubblicata la sua traduzione. Il professore offriva il suo sapere di fronte a un testo di Cicerone o Tacito, di Platone o Plutarco. Per i maturandi una lettura fondamentale per trovare preziose conferme sul lavoro svolto.

La scienza di Giovanni Antonio Runchina era infinita e, spesso, il dialogo con lui era attraversato da citazioni degli autori prediletti. La figlia Cinzia lo ha ricordato richiamando Orazio: “Non omnis moriar  (non si muore mai del tutto)". Il professor Runchina lascia ricordi incancellabili e uno straordinario insegnamento.

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