C'era una volta una città povera e bellaLuoghi, persone e curiosità di Oristano
Una giornata tipo nella città del Novecento: da sa ruga e Pontixeddu a sa prazza e sa sea. Con le tappe obbligate a su cunduttu o nelle chiese.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
C'era una volta un'altra città. Piccola e bella, povera e allegra. Con i suoi mercati, le feste, le chiese e i conventi, i pochi padroni e i tanti braccianti. I costumi. Via Dritta, San Martino, Porta a Mari. La Oristano di una volta, immagini di un mondo vissuto che scorrono come un sogno nel bianco e nero delle foto che Antonio Sanna e Maurizio Casu consegnano a chi quel mondo non vogliono perdere.
GIORNATA TIPO Niente interrompe i passi, non i semafori, non le insegne e neppure la diligenza di Rosa Loche che alle otto arriva da Riola all'osteria di Ledda in sa ruga e Pontixeddu (via Tirso). Nelle casette dei milesi e già ora di vernaccia e nieddera. Case di grassa borghesia con i suoi palazzotti XIX secolo e la fontana con l'acqua che arriva da Santu Miali. Il generale La Marmora conobbe quel tratto di strada «popolato di donne e giovinette che nel loro semplice abbigliamento, ma scalze, si vedono attingere l'acqua dal fiume e ritornare e per lo più sempre cantando». Troppo tempo impiegavano le donne tanto che il generale conclude «forse è per questo che le donne di Oristano passano per essere meno austere di quelle delle altre parti dell'Isola».
IL MERCATO Sa ruga conduce a sa porta , piazza Roma, dominata dalla torre di Mariano. Qui il mercato: pesci, verdura, frutta e carne mai però di venerdì. Anche i macellai in una città di chiese e monasteri nel giorno del digiuno incrociano le braccia. E allora tanto vale fare un salto a su cunduttu , in via Parpaglia per una vernaccina che, consiglia il maestro Peppetto Pau, «va guardata un attimo e poi bevuta con un colpo netto».
Davanti alla chiesa di San Sebastiano c'è la fila dei braccianti, in attesa di una giornata di lavoro e di gustare il pane caldo che arriva dal forno de Is americanus . In sa ruga de is Caraionis (via Tharros) ci sono le carrette che arrivano dai paesi vicini; gli uomini si infilano nei zilleris e le donne fra negozi e chiese.
VIA DRITTA Sa ruga deretta è tutta dei negozianti: Annis, calzature Sambiagio, sorelle Cabras, Baldino, Assunta la salumiera, il palazzo nobile di Falchi, il bar Columbano, l'oreficeria Dessì, l'edicola di su soli , la tabaccheria di Gabrielli.
LE ALTRE PIAZZE Sa Praza e cittadi (piazza Eleonora) è la sede de is concas mannas , i consiglieri, che stazionano nel convento degli Scolopi. Più in su sa prazza e sa sea (piazza Duomo), sa ruga de teatru , il piccolo San Martino. È la zona dei nobili e di zaraccheddas , di seminaristi e pie donne. In praza e is bois si leva il profumo dei pesci arrosto e su pudisciori della fiera del bestiame. È già sera, a su brugu i carri e i cavalli vengono annunciati da nubi di polvere prima che riposino nei cortili delle case di ladrini . Le vie sono deserte, i rintocchi delle campane ricordano che è l'ora dell'Ave Maria. Chicottu accende i lampioni a gas, su cunduttu spegne la candela. Il giorno se ne va ma il viaggio continua perché una città da sogno non è sognare. È viverla anche quando non esiste più.
ANTONIO MASALA