Bimbo morto al Monaldi, il cardiologo pediatrico Tumbarello: «Così tanti errori, non è plausibile»
Le ipotesi del luminare fiorentino, a lungo primario al Brotzu, sul caso del bimbo morto a Napoli dopo il trapianto con un cuore danneggiato: «Serve anzitutto fare chiarezza, anche a tutela dello stesso ospedale»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Un errore di sicuro è stato commesso: sulla comunicazione». Poi Roberto Tumbarello, luminare fiorentino della Cardiologia pediatrica, di cui al Brotzu di Cagliari è stato a lungo primario, non azzarda altro sulla storia di Domenico, il bambino di Napoli morto per un trapianto che sembra iniziato male e finito peggio.
Professore, cosa intende per errore sulla comunicazione?
«Nei termini in cui conosciamo oggi la vicenda, non può essere andata come riferiscono i giornali».
Perché?
«Ne dico una: il ghiaccio secco, anidride carbonica allo stato solido, non è che lo si reperisce facilmente. Sotto il profilo della comunicazione, dall’ospedale mi sarei aspettato una diversa gestione della vicenda. Il Monaldi ha una storia prestigiosa che rischia di essere disconosciuta dall’opinione pubblica. Servirà fare chiarezza: nell’interesse di pazienti e famiglie, che hanno diritto a potersi fidare della sanità, ma a tutela dello stesso ospedale, dove lavorano grandi professionisti».
Intanto: un cuore “bruciato” cosa è?
«Un cuore la cui struttura muscolare, per un motivo X, che può essere fisico, chimico o di altra natura, ha perso le sue caratteristiche e non è più in grado di funzionare. Cioè garantire, attraverso impulsi elettrici, la contrattilità secondaria che permette il pompaggio del sangue».
Quando il cuore si “brucia” cambia colore?
«Normalmente sì, anche se in alcuni casi l’alterazione delle fibre può non essere così evidente».
Di norma un cuore come si trasporta?
«Utilizzando una serie di incastri, viene adagiato su del ghiaccio, granulare o in scaglie. La temperatura del contenitore deve essere tra lo zero e i quattro gradi, per evitare di rovinare le fibre dell’organo e ridurre al minimo l’elemento più temibile, che è l’ischemia. Se trasportato alle giuste temperature, il sistema metabolico del cuore va a riposo e quindi arriva vitale al paziente».
Parrebbe che l’équipe del Monaldi sia andata a prendere il cuore a Bolzano con un contenitore isotermico ma senza termostato.
«Oggi la tecnologia ha migliorato anche i contenitori porta organi e l’ospedale di Napoli dispone di questo tipo di strumenti, per un trasporto in tranquillità e sicurezza».
L’utilizzo del ghiaccio secco a -80 gradi?
«Non è compatibile con la conservazione di un organo».
Da medico che idea si è fatto?
«Questa è una storia difficile da interpretare. Anche perché il trapianto di cuore in pediatria è una delle tipologie di intervento più delicate e complesse. Infatti ogni singolo passaggio è scandito da protocolli studiati, provati e riapplicati. La catena di errori riportata dalla stampa è difficile da comprendere».
In che senso?
«Gli errori sarebbero troppi e per di più commessi tutti insieme: ciò che mal si concilia con le spiccate professionalità del Monaldi, una struttura di notevole valore, un riferimento per il Sud Italia».
Arriviamo all’operazione: è plausibile che un medico impianti un cuore pur sapendo che è danneggiato?
«La funzionalità di un organo viene verificata prima che cominci l’intervento. Si fanno le prove in sala, prove che evidentemente precedono pure l’espianto dell’organo malato da sostituire».
Sembra che nel caso di Domenico nulla di tutto questo sia avvenuto. Possibile?
«Si tratta di aspetti che andranno chiariti. Ripeto: nei termini in cui conosciamo oggi la vicenda, non sarebbero rispettati i normali protocolli. Un caso quanto meno strano».
Qualcosa, però, è andato storto di sicuro.
«Indubbio. E infatti si tratterà di capire cosa, con precisione».
Come funziona l’Ecmo, il macchinario da cui il bambino non è mai stato staccato?
«Garantisce la circolazione extracorporea sostituendo cuore e polmoni per l’ossigenazione del sangue».
Quando il trapianto va bene, l’Ecmo si dismette subito?
«Non necessariamente. Molte volte c’è una transizione in cui l’Ecmo viene utilizzato per dare supporto al nuovo cuore. Una spinta, un aiutino per adattarsi al ricevente. Il cuore può aver bisogno di un periodo di riscaldamento che l’Ecmo garantisce. Alla lunga, certo, può danneggiare gli organi interni perché la circolazione extracorporea con la macchina avviene per via meccanica, quindi continua, anziché pulsata. Il bambino ha resistito anche troppo in quelle condizioni».
Giustizia per Domenico contro un certo corporativismo dei medici?
«C’è un’indagine in corso che servirà proprio per non criminalizzare a priori un ospedale e il suo personale sanitario».
