Non più fermo di polizia, ma vera e propria carcerazione preventiva in attesa di un processo che si celebrerà molto presto. E' quanto ha disposto l'8 maggio scorso il giudice del tribunale di San Martin, in Argentina, nei confronti dei mandanti e degli esecutori del sequestro, della tortura e dell'uccisione di Martino Mastinu e Mario Marras, due giovani emigrati sardi, sindacalisti nei cantieri navali di Buenos Aires, vittime del regime golpista degli anni Settanta. Gli aguzzini, tutti già condannati dalla Corte d'Assise di Roma il 6 dicembre del 2000 (sentenza diventata definitiva con la conferma della Cassazione nel 2003), sono stati trasferiti all'Unità penitenziaria 28 di Marcoz Paz. "Quello di Roma è stato un processo lunghissimo (tra fase istruttoria e fase dibattimentale è durato quasi dieci anni - ndr), ma molto importante - ha commentato Luigi Cogodi, avvocato di parte civile delle famiglie Mastinu e Marras - ma importantissimo perché il giudice argentino ha deciso di prendere per buona l'istruttoria". In prigione in Argentina sono finiti il prefetto navale Juan Carlos Gerardi e i sottoufficiali Roberto Rossin, Alejandro Puertas ed Hector Maldonado. Il giudice Juan Manuel Yaly, tuttavia, aveva precedentemente arrestato il generale Santiago Riveros, il generale Fernando Verplaetsen e il colonnello Luis Sadi Pepa La sentenza di Roma ha dunque avuto valore internazionale. Curiosa la motivazione che ha consentito la condanna in Italia. "L'articolo 8 del codice penale italiano - aggiunge Cogodi - permette ai giudici italiani di perseguire chiunque abbia colpito un nostro connazionale all'estero, sempre che ci sia la richiesta del ministro di Grazia e giustizia: una legge voluta dal fascismo per punire eventuali crimini contro ufficiali italiani nelle terre dell'impero, che ora paradossalmente è servita per punire criminali fascisti". Fu il presidente Sandro Pertini, negli anni Ottanta, a suggerire all'allora Guardasigilli di avanzare la richiesta di procedere ai magistrati romani. Tra gli enti che si sono costituiti parte civile, anche il Comune di Tresnuraghes (paese d'origine delle due vittime), la Provincia di Oristano e la Regione Autonoma della Sardegna.
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