Rappresentanti di oltre 20 Paesi per il debutto di “Paris in Paghe” – Vivere insieme in pace”
Bilancio positivo per il festival ospitato all'Ex Ma.TerPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Accoglienza e ascolto, musica e danze, partecipazione attiva. Bilancio positivo per il debutto del festival “Paris in Paghe” – Vivere insieme in pace”. Negli spazi dell’ex Ma.Ter di Sassari, la Gambia Society e Sa Domo de Totus hanno riunito rappresentanti di oltre venti Paesi: dall’Africa all’Europa, dal Sud America all’Asia. Presenti pure numerose realtà dell’accoglienza rappresentate da Antonio Bruzzi SAI Alghero, Letizia Meridda SAI Porto Torres, Marianna Pisu SAI Bonorva, Filippo Minarelli SAI e Cas Calangianus, Alessandra Murgia Cas Pagi, Madi Sissoko della comunità del Mali, Marta Piras vice presidente dei tutori volontari dei MSNA della Sardegna.
La sala conferenze, messa a disposizione dal Comune di Sassari, ha ospitato un fitto programma di interventi, testimonianze e momenti di scambio dedicati al tema della pace: «oggi la parola pace è diventata una parola pericolosa – ha sostenuto Cristiano Sabino, a nome degli organizzatori – basta pensare che nel 2025 l’Unione Europea ha stanziato 800 miliardi di euro per il riarmo. Contro chi dobbiamo puntare queste armi? Alcuni sostengono che se si vuole la pace bisogna preparare la guerra. La storia ha dimostrato che se si prepara la guerra poi la guerra arriva inevitabilmente, perché la corsa agli armamenti e l’apparato militare industriale sono un grande affare da cui poi è difficile sottrarsi”.
A fare da anfitrione il presidente della Gambia Society, Osman Fatty. I Delegati delle comunità di Gambia, Afghanistan, Mali, Etiopia, Brasile, Tunisia, Bangladesh, Cuba, Algeria e Ucraina hanno raccontato non solo le radici dei propri Paesi, ma anche i percorsi migratori e le esperienze di condivisione nei territori sardi. Un racconto plurale che ha trasformato l’evento in uno spazio concreto di conoscenza reciproca e abbattimento delle barriere culturali.
La giornata è stata attraversata dalla musica e dalle danze tradizionali, portate direttamente dalle comunità partecipanti. Strumenti, ritmi e balli hanno scandito l’intero evento, contribuendo a creare un clima di festa e scambio. Particolarmente significativo il gesto simbolico del ballo sardo in cerchio, proposto dalla vicepresidente dell’associazione dei tutori volontari, Marta Piras: «il cerchio sardo è accogliente e aperto per tutti», ha sottolineato, indicando nella tradizione sarda una metafora concreta di inclusione.
