Un viaggio nella memoria della Gallura, ma con lo sguardo rivolto al domani. È quello proposto all’UTE di La Maddalena durante l’incontro dedicato agli stazzi, le antiche unità rurali che per secoli hanno rappresentato l’ossatura sociale ed economica del territorio gallurese. A raccontare questa realtà agropastorale, attraverso immagini e testimonianze, sono stati Giuseppe Contini, autore del volume Il sentiero degli stazzi, alla ricerca della rosa canina (edito da Delfino), Francesco Giorgioni, docente di lettere all’IPSAR di Arzachena, e Mario Sotgiu, presidente dell’associazione storico-culturale «La Scatola del Tempo». L’iniziativa si è svolta nella Biblioteca del Circolo Ufficiali della Marina Militare, davanti a un pubblico numeroso e partecipe.

Gli stazzi erano piccoli insediamenti familiari autosufficienti, cuore di quella che gli studiosi definiscono la “civiltà degli stazzi”. Un modello di vita che ha caratterizzato la Gallura per generazioni e che ha iniziato a scomparire nel secondo dopoguerra, fino a dissolversi definitivamente con l’arrivo, circa sessant’anni fa, della rivoluzione economica e sociale legata alla nascita della Costa Smeralda. Oggi, soprattutto nelle campagne di Arzachena, di quel mondo restano spesso solo ruderi dimenticati. Proprio questi luoghi sono stati documentati per anni da Giuseppe Contini, che li ha fotografati e studiati, restituendone memoria nel suo recente libro.

Il messaggio emerso durante l’incontro non è però soltanto nostalgico. Gli stazzi, è stato sottolineato, potrebbero trovare una nuova vita attraverso progetti di recupero capaci di rispettarne l’identità storica e allo stesso tempo inserirli in un contesto economico contemporaneo. Non solo residenze turistiche o ville private con piscina, come spesso avviene oggi, ma anche spazi destinati a piccole attività agricole e di allevamento sostenibili, in linea con la morfologia del territorio. Produzioni limitate, di qualità e a basso impatto ambientale, orientate verso un mercato di nicchia.

Una prospettiva che, secondo Contini, potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza esclusiva dal turismo, vera e propria “monocultura” dell’economia locale, affiancando nuove iniziative, complementari e sostenibili.

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