L’impatto della proposta di legge 1887 su ambiente e poligoni, i dubbi sull’inquinamento a Capo Teulada e le servitù militari in Sardegna: sono i temi che daranno spunto al dibattito organizzato a Teulada da A Foras:  l'iniziativa si svolgerà oggi alle 17 all' interno della Sala Spiga in piazza Parrocchia. 

Al dibattito, moderato dal giornalista Chicco Fresu, prenderanno parte Domenico Cabula (Comipara Sinistra Futura); Antonio Canu (Comipa), Roberto Cotti (Stop Rwm), Paolo Erasmo (Comipa), Egidio Didu (Comipa) e  Claudia Zuncheddu(Isde-Medici per l'ambiente).

«La conferenza», fanno sapere gli organizzatori, «vuole essere un contributo di A Foras per stimolare il dibattito politico all'interno della comunità teuladina, su alcune gravi problematiche che pesano sul suo futuro. Nel luglio scorso la Prefettura di Cagliari ha decretato lo sgombero di migliaia di capi di bestiame dal Poligono di Teulada, dove le aree non utilizzate per le attività addestrative vengono concesse ad alcuni allevatori per il pascolo».

L'ordinanza prefettizia «faceva seguito al superamento dei limiti di legge dei livelli di inquinamento, rilevati attraverso campionamenti di suolo prelevati all'interno del poligono diversi mesi prima. Una situazione che appare ancora più grave se consideriamo che le soglie di inquinamento permesse nei siti militari sono state innalzate enormemente, attraverso la loro equiparazione ai siti industriali».

Appena un anno fa «era arrivata l'archiviazione del procedimento per disastro ambientale a carico di diversi comandanti della base di Teulada, che secondo la propaganda dei militari avrebbe dovuto mettere la parola fine a tutti gli "allarmismi". Invece la situazione ambientale del Poligono di Teulada emerge in modo molto preoccupante, danneggiando non certo le attività dell' esercito ma i fragili comparti produttivi che nonostante tutto sopravvivono e continuano a rappresentare un' alternativa possibile per Teulada». 

Allo stesso tempo il governo italiano vorrebbe togliere ogni funzione di controllo alle istituzioni regionali, che pure se hanno poteri molto limitati a riguardo, rappresentano un fastidio per un comparto militare industriale che vorrebbe agire indisturbato come padrone assoluto delle zone sottoposte al demanio.

(Unioneonline)

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