Abbiamo molta, molta più acqua rispetto a un anno fa: quasi 977 milioni di metri cubi. Alla fine dell'estate 2025 ne avevamo poco più della metà. Siamo a due terzi della capienza massima possibile, ma soltanto nell'ultimo mese abbiamo consumato (e, in parte, sprecato) quasi 102 milioni di metri cubi: tra luglio, agosto e questi primi 20 giorni di settembre, ci siamo giocati il 15 per cento delle ricchissime scorte immagazzinate quest'anno.

La Sardegna si prepara a lasciarsi alle spalle l'estate più calda dal 1950 e guarda alle sue riserve idriche col pensiero già rivolto al caldo dell'anno prossimo, quando potremmo non avere la fortuna di contare sulle piogge straordinarie dell'inverno scorso.

E nei giorni scorsi l'Anbi, organismo di rappresentanza istituzionale e sindacale dei Consorzi di bonifica italiani, ha lanciato un allerta: in base ai dati di evaporazione e traspirazione, le aree costiere della Sardegna sono in uno stato di «siccità estrema». Restano anche in emergenza il Cuga, nella Nurra, e il Maccheronis, a Torpè, con il (solito) rischio restrizioni tra Bassa Gallura e Baronia.

Obiettivo dunque è far fronte alle reti colabrodo e non sprecare: Enas ha risolto la sua parte ma resta il problema delle reti irrigue, che disperdono il 50 per cento della risorsa. 

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